Il governo Cerar supera la prova fiducia

La crisi in Ucraina, i rapporti con la Russia e la minaccia dell'Isis: sono stati questi i temi al centro del colloquio tra il ministro degli Affari esteri, Federica Mogherini, e il cancelliere austriaco Werner Faymann. Uno sguardo complessivo alle crisi in corso fa notare come esse siano «intorno e vicinissime ai confini europei e - continua Mogherini - è nostra responsabilità precisa e primaria intervenire in un quadro unitario europeo». Per quanto riguarda la situazione in Ucraina, il ministro degli Esteri dà un consiglio al cancelliere austriaco che si accinge a uncolloquio telefonico con il presidente russo, Vladimir Putin: «Portare avanti una pressante richiesta di fare seguito agli impegni firmati a Minsk per il ritiro del contingente militare russo dall'Ucraina». Secondo la titolare della Farnesina «dalla firma a Minsk alcuni passi in avanti sono stati fatti, ma la situazione è ancora fragile». «La pace non vuol dire solo fermare il conflitto armato, ma anche costruire un clima di fiducia con i vicini». di Stefano Giantin wBELGRADO «Abbiamo un piano, abbiamo una visione, la volontà» di fare, un team di governo capace anche se ancora da rodare, aveva assicurato il premier poco prima del voto. Hanno dato fiducia alla sua squadra in 54 – due in più grazie ai voti dei rappresentanti della minoranza italiana e ungherese - 25 quelli che hanno votato contro, sei le astensioni. Con queste proporzioni nei rapporti di forza, il Parlamento sloveno ha dato ieri sera luce verde all'esecutivo guidato dal premier Miro Cerar, composto da nove ministri del suo Smc, da quattro del Partito dei pensionati (DeSUS) e da tre socialdemocratici. Il passaggio di consegne con il governo di Alenka Bratusek è previsto per oggi. Il voto di fiducia è arrivato dopo un dibattito-fiume di nove ore, aperto dallo stesso Cerar con un ampio discorso programmatico, durante il quale ha tracciato la rotta che, nelle sue intenzioni, dovrà condurre il Paese al riparo dai marosi della crisi economica e finanziaria. Basta «battibecchi» e divisioni ideologiche, è venuto il tempo di «portare risultati» e di innalzare «il livello della cultura politica attraverso decisioni giuste, per il bene di tutti». Poi, il primo ministro è passato all'economia, tema-chiave. Malgrado la Slovenia stia riuscendo a risollevarsi dalla crisi, «siamo in ritardo» nel prendere «varie misure» necessarie, in particolare per mettere sotto controllo il deficit e il debito, ha ammesso. Da qui la necessità di una «politica fiscale restrittiva» e di misure di «riduzione della spesa, di aumento delle entrate fiscali», via privilegiata per «accelerare la crescita». Crescita da stimolare anche attraverso la vendita di asset pubblici, favorendo gli investimenti e puntando sulle infrastrutture, incluso il potenziamento della ferrovia Divaccia-Capodistria – malgrado la posizione contraria del criticatissimo neoministro Gaspersic -, ha rimarcato il primo ministro. Cerar che però non si è limitato a parlare di affari interni, perché la Slovenia «non è un'isola» in «un mondo instabile». E le minacce presenti vanno affrontate «con i nostri partner nell'Ue e nella Nato» e rafforzando «la politica estera comune europea». Un discorso ampio che ha però raccolto pochi consensi tra i ranghi dell'opposizione. Il leader dell'Sds, Jansa, ha sì «teso la mano» al governo, specificando che potrebbe sostenere misure di rigore, ma ha detto di «dubitare» che le promesse vengano mantenute. Voto sospeso sui ministri da parte di Nuova Slovenia, che ha però assicurato «un approccio costruttivo». Molto critica la Sinistra Unita (Zl), che ha definito l'esecutivo incapace di portare avanti il cambiamento radicale di cui avrebbe bisogno il Paese. Scontato il no da parte dell'Alleanza di Alenka Bratusek a un esecutivo «di cui non facciamo parte», ha ricordato il numero due del partito. Ma i rimpianti e i rancori fanno parte di un altro capitolo. Ora è il tempo dei fatti concreti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA