«Il bio-tech nuovo settore su cui puntare per il futuro»

Un workshop pubblico organizzato dal Comune si terrà tra fine settembre e inizio ottobre ed esplorerà le ampie prospettive di sviluppo e di occupazione che possono aprirsi a Trieste nel settore cosiddetto bio-tech che investe le applicazione biotecnologiche nel campo della salute, ma anche nella green economy e nell'industria. Lo annuncia il sindaco Roberto Cosolini e sarà una prima risposta alle pressioni dei sindacati per cercare di dare una risposta alla crisi occupazionale che anziché ridursi sembra ampliarsi. «La situazione a Trieste è comunque migliore che nel resto della regione - afferma il sindaco - anche se rimane grave nel commercio e nell'edilizia. Con la vendita della Ferriera si sta portando a termine la più importante operazione industriale che è in atto in Italia, alcuni posti di lavoro nel turismo si stanno creando, all'edilizia diamo un po' di ossigeno anche con i cantieri per 32 milioni che il Comune sta aprendo. Anche facendo il punto sulle prospettive di sviluppo del bio-tech vogliamo far diventare basilare nell'ambito dell'economia triestina anche il settore della ricerca.» Anche secondo Adriano Sincovich, segretario provinciale della Cgil proprio per far decollare il settore delle biotecnologie, istituzioni e categorie dovrebbero avviare una serie di iniziative. «Mi sembra il settore più foriero di sviluppo - afferma - tra i due distretti che la stessa Confindustria Trieste ha identificato.» Il secondo, com'è stato illustrato dal presidente degli industriali, Sergio Razeto, è quello legato all'offshore e in particolare all'industria relativa alle piattaforme per l'estrazione del petrolio e del gas. Ma tante sono le ferite ancora aperte: nel comparto industriale, Sertubi, Diaco, Burgo, Italcementi nel cui ambito si registra il maggior numero di cassintegrati e di lavoratori messi in mobilità, poi il comparto dell'industria alimentare, l'artigianato e l'edilizia dove sono tante le aziende chiuse o che soffrono e il commercio in cui il caso Godina è solo quello più clamoroso. «La crisi ci sta mordendo fin dentro la carne viva - denuncia Umberto Brusciano, segretario Trieste-Gorizia della Cisl - i nuovi contratti di lavoro sono tutti a tempo determinato, sono centinaia i cinquantenni che perdono il posto. Il territorio deve farsi più attrattivo per nuovi imprenditori, mentre servirebbe una regia unica per mettere in rete università, enti di ricerca e eccellenze e fare in modo che via siano ricadute più concrete sul territorio. (s.m.)