Ulivieri: «Con lui si finisce nel baratro»

FIRENZE «Tavecchio è inadeguato e con un occhio solo, il suo programma porterà la Figc nel baratro. Ma ancora peggio sono i suoi sostenitori a partire da Lotito». Renzo Ulivieri interviene a gamba tesa sulla battaglia per la presidenza federale dopo le dimissioni di Giancarlo Abete. E da Coverciano ribadisce il sostegno a Demetrio Albertini. Il presidente dell'Associazione italiana allenatori calcio (Aiac) attacca la candidatura del presidente della Lega Dilettanti diventata ormai un caso dopo lo scivolone su «stranieri e banane». «Io non potrei mai ambire a quella carica perché ho un occhio solo, quello sportivo. E Tavecchio ha solo quello imprenditoriale - sentenzia Ulivieri -. Certe frasi da lui dette ne rispecchiano il modo di essere. Basti pensare al titolo del progetto che ci aveva presentato sul calcio femminile: "Spogliati e gioca...". E proprio nelle sue mani il calcio femminile sta morendo mentre in ogni parte del mondo, Palestina compresa, sta crescendo. Per non parlare - continua Ulivieri - di quando Rivera aveva messo l'obbligo che ogni squadra giovanile avesse un allenatore e che lui invece ha tolto. Per tutto questo e non solo per quanto accaduto nell'ultima assemblea lo riteniamo inadeguato». All'indice anche i sostenitori di Tavecchio, su tutti il presidente della Lazio: «Appena arrivato in Federazione Lotito chiamò per fare un'alleanza tra Lega Pro, Lega Dilettanti e l'Aiac per far fuori Abete e io sarei diventato vicepresidente federale. Raccontai subito tutto ad Abete. La politica di Lotito è ottusa e miope, vede la Federazione come un palazzo con una porta sola e le chiavi deve averle lui, ha l'ossessione di voler governare muro contro muro e Tavecchio porta con sè questa visione di Lotito che a noi non piace e non accettiamo. Non capisco come possano essere così per certi dirigenti e grandi imprenditori anche se per fortuna stanno arrivando messaggi importanti, ultimo quello del presidente del Sassuolo. Per fare una giusta politica federale ci vogliono due occhi, concertazione e sensibilità». Doti che a suo dire possiede Albertini: «Lui viene dal calcio giocato, non è una colpa, ed è stato dirigente federale, è educato e ha messo al centro del progetto la governabilità della Figc con la collaborazione di tutti. In un momento così per l'Italia proprio la Figc potrebbe dimostrare che i problemi si possono risolvere». Contando poi sulla rabbia e l'indignazione montanti della gente: «Io credo ancora ce la possiamo fare a patto di mettere da parte ogni interesse personale, i calciatori sono con noi e mi auguro anche gli arbitri per la cui autonomia ci siamo battuti».