Taglio dei distretti sanitari Arriva l'altolà dei sindacati

La Uil auspica che il taglio dei posti letto, soprattutto nella Venezia Giulia, previsto nella riforma sia compensato dall'aumento della disponibilità nelle Rsa. Rimane prudente la Cisl nel giudizio sulla riforma della sanità, ma chiede in ogni caso più risorse per il potenziamento dei servizi sull'intero territorio. L'assessore Telesca esclude che si possa anticipare il numero dei distretti sanitari dopo la riforma. La Cgil vuole capire se ci sarà la coincidenza con gli ambiti. di Marco Ballico wTRIESTE Distretti sanitari su un bacino d'utenza fino a 100mila persone? Cgil e Cisl piazzano sin d'ora l'altolà. Mentre la Uil auspica che il taglio dei posti letto, soprattutto nella Venezia Giulia, sia prontamente compensato dall'aumento della disponibilità nelle Rsa. La bozza di riforma sanitaria arriva anche nelle mani del sindacato. È presto per un approfondimento, e per conseguenti osservazioni puntuali, ma qualche criticità già emerge. La premessa è che la giunta Tondo, nel suo progetto di riforma mai decollato, avrebbe voluto dimezzare i distretti formandone uno ogni 100mila abitanti e non più uno ogni 50mila come nella situazione attuale. Mentre la giunta Serracchiani immagina di ridisegnare l'assetto e di rideterminare il numero dei distretti tenendo conto di un bacino d'utenza compreso tra 50mila e 100mila residenti, salvo deroghe per le zone montane. Secondo Orietta Olivo, responsabilità della sanità per la Cgil Fvg, «come ci siamo opposti alla riduzione dei distretti che voleva introdurre la giunta Tondo, così faremmo nel caso in cui questo governo regionale insistesse per passare da 50 a 100mila abitanti». Nella riforma del centrodestra, in realtà, il dimezzamento era secco: tutti i distretti avrebbero insistito su una popolazione di 100mila persone. Il centrosinistra invece intende "pesare" i diversi territori e agire di conseguenza. Nulla di definito o definitivo, al momento, al punto che l'assessore Maria Sandra Telesca esclude che si possa oggi anticipare quanti saranno i distretti con la riforma a regime. Ma la Cgil preferisce evitare sorprese: «Vogliamo capire che cosa sta succedendo perché un contenitore cambia a seconda del contenuto. L'aumento di bacino come si concretizza? E ci sarà davvero la coincidenza con gli ambiti? – incalza Olivo –. Vigileremo sull'effettiva realizzazione del servizio di prossimità, che a noi pare ottimale solo con un distretto che abbia un bacino d'utenza medio, quindi attorno ai 50mila abitanti. Al momento, tuttavia, ci pare tutto molto vago». Anche Massimo Bevilacqua, segretario generale della Cisl-Fp, avanza dubbi sull'aumento dei bacini, ma rimanda ogni giudizio nel merito della riforma «al lavoro appena avviato nei nostri dipartimenti». La cosa che più conta, sottolinea comunque, «è che vengano individuate reali risorse per concretizzare l'annuncio del potenziamento del territorio». Sul fronte Uil, Luciano Bressan non si allarma invece sulla questione distretti: «Non consideriamo un problema che si aumentino i bacini». La preoccupazione è un'altra: «Immagino che l'assessore avrà qualche difficoltà a imporre le novità ai baroni, ma sarà fondamentale che la riforma tratti i territori con equità». Il tema è quello dei posti letto, con il ddl che ipotizza una riduzione di 1.000 unità negli ospedali (da 4.700 a 3.700) e un rafforzamento nelle Rsa (988, di cui 486 da riconvertire a favore dei pazienti lungodegenti) e nel settore della riabilitazione (372). «Chiediamo già adesso – dice Bressan –, vista la particolare situazione della popolazione di Trieste, mediamente la più anziana della regione, che si proceda al taglio dei posti letto negli ospedali solo quando siano già stati compensati da altrettanti spazi nelle rsa. Altrimenti, la realtà della Venezia Giulia verrebbe gravemente penalizzata». ©RIPRODUZIONE RISERVATA