Israele bombarda, fuga in massa da Gaza

di Maria Rosa Tomasello wROMA A ogni nuovo lancio di razzi di Hamas dal nord di Gaza, Israele risponde con un bombardamento. È una spirale di violenza senza fine quella che porta il conto delle vittime a 165 e quello dei feriti a oltre 1200: dei morti, 36 erano bambini. Mentre la diplomazia arranca e il presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen chiede che «lo Stato di Palestina sia posto sotto il sistema internazionale di protezione dell'Onu», la popolazione di Gaza è in fuga: migliaia di persone, diecimila secondo alcune fonti, hanno lasciato ieri le loro case precipitosamente, senza portare con sè cibo né vestiti, per cercare scampo nelle scuole dell'Agenzia Onu per i profughi palestinesi (Unrwa), nella speranza che le insegne delle Nazioni Unite facciano loro da scudo così come il sistema Iron Dome protegge Israele dai missili di Hamas. Sotto la minaccia di attacchi a tappeto, tre località dell'estremità settentrionale della Striscia, Beit Lahya, a-Atatra e Salatin, si sono trasformate in poche ore in città fantasma. I palestinesi sono scappati in auto, a piedi, su carretti e su asini, dopo che ieri mattina l'esercito israeliano aveva fatto piovere su di loro migliaia di volantini con l'ordine di abbandonare «entro mezzogiorno» l'area: «Chiunque trascuri le istruzioni dell'esercito metterà la vita di se stesso e della sua famiglia a rischio, attenzione». E mentre uomini, donne e bambini terrorizzati fuggivano senza portare niente con sè, Hamas chiedeva loro di «tornare immediatamente» a casa, ignorando l'ultimatum: «Israele fa guerra psicologica, messaggi casuali per instillare il panico tra la gente». Ma le città settentrionali della Striscia sono un bersaglio militare strategico: secondo gli israeliani, il 36% dei razzi, a partire da quelli a lunga gittata, che da Gaza piovono su Israele vengono lanciati dal nord della Striscia. Dopo una notte di pesanti bombardamenti su Gaza, la peggiore da quando l'operazione "Margine protettivo" è cominciata all'alba dell'8 luglio, quello di ieri è stato un nuovo giorno di fuoco. Il sesto. In Israele le sirene hanno continuato a risuonare, avvertendo dell'arrivo dei razzi di Hamas, tutti fermati dal sistema Iron Dome o esplosi senza conseguenze, perché la "cupola" è progettata per far filtrare i missili che non costituiscono minaccia. Nel primo pomeriggio, lancio sul nord di Israele, su Naharya, al confine con il Libano, Haifa e Hadera, mentre nelle stesse ore due razzi sono stati intercettati su Tel Aviv (dove è stato cancellato il concerto di Neil Young). Al lancio, dopo ripetuti avvisi alla popolazione, è seguito un fitto fuoco d'artiglieria su Beit Lahya. Secondo il portavoce di Tsahal, l'esercito israeliano, oltre 800 razzi lanciati da Gaza in 5 giorni verso le città israeliane, 147 dei quali intercettati. Una raffica di razzi è partita da Gaza in serata, all'orario dei tg delle tre maggiori reti israeliane, con le sirene che risuonavano durante i titoli d'apertura. Un colpo di mortaio partito dalla Siria è invece arrivato sulle alture del Golan. Nonostante le divisionisull'eventualità di un intervento di terra, il governo è fermo nella scelta di non arretrare: «Non sappiamo quando l'operazione terminerà, potrà richiedere lungo tempo: continueremo a operare con forza per riportare la quiete» ha detto ieri il premier Benyamin Netanhyahu. «Non ci può essere compromesso con il terrorismo, non permetteremo che i nostri cittadini siano costretti ad andare nei rifugi» ha aggiunto il presidente Shimon Peres, ripetendo che «Israele non desidera colpire i civili». Ma Abu Mazen parla di «violazione dei diritti umani dei palestinesi»: chiederà alla riunione dei ministri degli Esteri arabi in programma oggi di presentare al prossimo consiglio generale dell'Onu una bozza di risoluzione contro Israele. ©RIPRODUZIONE RISERVATA