Il risiko europeo degli elettromestici: la corsa per Indesit

di Christian Benna wMILANO Prosegue (al rallentatore) la corsa a tre per la conquista di Indesit. Resta ancora avvolto nel mistero il nome del partner industriale del gruppo di Fabriano che avrebbe dovuto essere già svelato già nella giornata di venerdì. Il cda di Finendo, holding di controllo della società marchigiana, non si è riunito come previsto per decidere con chi convolare a nozze. Rimangono perciò sospese a mezz'aria le indiscrezioni sui tre papabili soci: Electrolux, Whirlpool e i cinesi di Sichuan Changhong Electric. Secondo l'amministratore delegato di Indesit Marco Milani, il candidato ideale è un gruppo con «presenze significative fuori dall'Europa ed una dimensione giusta», e non certo «una azienda piccolina ed europea», con l'obiettivo di rendere la società competitiva a livello globale e sostenibile in termini di produttività anche nei tre siti italiani. Che sia arrivata la stagione del risiko dell'elettrodomestico europeo, nessuno ha più dubbi. Dopo un biennio di crisi nera dei consumi, soprattutto in Europa, i grandi produttori si trovano di fronte al bivio di una strada (in salita) di crescita in solitaria, oppure attraverso aggregazioni. Tra i nomi più gettonati degli ultimi mesi c'erano quelli dei nuovi protagonisti del bianco: i cinesi di Haier e i turchi di Arcelik. Entrambi sembrano essere uscito dalla rosa dei probabiki acquirenti del 42% di Indesit, che tra l'altro porterebbe al lancio di un'Opa sull'intera quota di controllo. Sichuan Changhong Electric è un gruppo cinese specializzato nella produzione e distribuzione di elettrodomestici, probabilmente l'outsider della trattativa vista la sua non primaria posizione nel mondo del bianco. Per Whirlpool ed Electrolux, l'aggregazione con Indesit porterebbe a una posizione di forza, soprattutto nel vecchio continente, contro l'avanzata dei produttori turchi e asiatici. Il governo italiano, tuttavia, non vedrebbe di buon occhio l'unione tra il gruppo svedese e quello di Fabriano, dopo che negli scorsi mesi sono stati chiusi - per entrambi – accordi per mantenere la produzione in Italia. E nel caso degli impianti di Electrolux nel nostro Paese sono state messe sul piatto – anche se il decreto al riguardo è in ritardo - generose agevolazione fiscali. I vertici della società scandinava hanno preferito non commentare le indiscrezioni sulla trattativa Indesit. Tuttavia, solo pochi giorni fa, l'amministratore delegato di Electrolux, Keith McLoughlin, parlando di una ripresa dei consumi in Europa (intorno al 3%), incluse anche Spagna e Italia, ha affermato che le operazioni di fusione e acquisizioni sono «nella cassetta degli attrezzi» dell'azienda. A patto però «che le società da aggregare siano disponibili al giusto presto e siano strategiche». Secondo gli esperti, Electrolux e Indesit avrebbe molto da guadagnarsi a mettersi insieme. Ma non mancano le sovrapposizioni produttive. E perciò, i rami da tagliare, non sarebbero pochi. Anche in Italia. Del resto, le Rsu Fiom della fabbrica di Susegana hanno reso noto che l'eventuale fusione renderebbe "carta straccia" l'accordo siglato tra parti sociali, azienda e governo. In proposito all'ipotesi di fusione, lo scorso novembre, Keith McLoughlin aveva commentato: «Ci sono porzioni di società come Indesit che potrebbero essere attraenti per noi considerato il loro portafoglio? Si». E aveva poi aggiunto: «Ci sono porzioni di cui non abbiamo bisogno? Sì. Quindi non è un'equazione difficile da risolvere». E forse nei ritardi del decreto salva Electrolux e del nome del partner di indesit ci sono ancora calcoli matematici da far quadrare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA