Il Montenegro esporterà "energia sporca"

di Stefano Giantin wBELGRADO Si era autodefinito più di vent'anni fa uno «Stato ecologico», riconoscendo perfino «in tempi turbolenti» come quelli dell'implosione della Jugoslavia la necessità di «preservare l'ambiente», le credenziali sbandierate dalle autorità di Podgorica. Ma il Montenegro potrebbe rischiare di diventare, nei prossimi anni, più che una nazione verde uno Stato esportatore di elettricità "sporca". La denuncia arriva dall'autorevole rete di Ong "CEE Bankwatch Network", impegnata in campagne di protezione ambientale nel Sudest dell'Europa. Bankwatch che ha annunciato che il governo montenegrino ha steso una alquanto dubbia bozza sulla "Strategia di sviluppo energetico" del piccolo Paese balcanico, valida fino al 2030, che dovrebbe essere approvata la settimana prossima. Strategia che sarebbe su misura per uno Stato da dieci, venti milioni di abitanti, affamato di energia e magari poco attento alle conseguenze ambientali, molto meno per uno di 650mila residenti. Il piano, infatti, prevede la realizzazione nel prossimo futuro di tre grandi progetti. Il primo, quello dell'edificazione di una grande centrale elettrica alimentata a carbone, la Pljevlja II (250 MW), nella stessa cittadina «dove la gente da anni tossisce a causa dell'inquinamento da lignite», prodotto dai fumi della Pljevlja I, che oggi copre il 45% dei bisogni energetici nazionali, sfruttando la vicina grande miniera di carbone. Il secondo e il terzo, anziché con i fumi, rischiano invece di compromettere il sistema ecologico del Montenegro imbrigliando i fiumi Moraca e Komarnica con due massicce dighe e altrettante centrali idroelettriche, rispettivamente da 238 MW e da 168 MW, pianificate in «aree protette». Progetti necessari, soprattutto per un Paese in crescita, che deve fornire luce e servizi ai tanti turisti che affollano l'Adriatico? Non sarebbe così. Soprattutto dopo il fallimento del gigante siderurgico Kap, che succhiava a volte il 40% della produzione elettrica nazionale, il Montenegro ha già oggi a disposizione più energia di quanta serva. Quale allora la ragione dei tre controversi studi, che minacciano di produrre «danni ambientali ed economici», per i loro alti costi? Per Bankwatch non ci sono dubbi. Da una parte, errori di stima, con il governo che nella bozza ha previsto una crescita del Pil forse troppo ottimistica – +3,7% nei prossimi anni – e una Kap ancora in funzione, anche se a ritmi dimezzati. E soprattutto la volontà del Montenegro di trasformarsi in un «hub dell'energia», un grande produttore a disposizione dei vicini balcanici e soprattutto dell'Italia, che dovrebbe essere collegata alle coste montenegrine attraverso il cavo sottomarino "firmato" da Terna, interconnettendo così Podgorica e il nostro Paese. Insomma, avverte Bankwatch, i montenegrini sono proprio sicuri di voler «esportare energia» tenendosi «l'inquinamento»? La risposta arriverà il 19 giugno prossimo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA