Il centrodestra boccia lo show di Debora

di Marco Ballico wTRIESTE «Capisco che quando prendi il 40% puoi dire ciò che vuoi, un po' come Virna Lisi. Però…». Riccardo Riccardi sa bene che parlare da vincitori o da vinti è una cosa diversa. Ma, premesso che «la nostra sconfitta elettorale è indiscutibile», non si limita a prendere atto delle certezze trasmesse dalla giunta Serracchiani nella conferenza sul primo anno di mandato. E contrattacca, assieme a Bruno Marini e Roberto Dipiazza (mentre i grillini, con la capogruppo Eleonora Frattolin, rimandano le loro criticità a una conferenza stampa la prossima settimana). Il primo tema è quello che ha visto Riccardi protagonista negli ultimi anni: la terza corsia. Il capogruppo di Forza Italia invita la presidente, che ha bocciato costosi caselli "New York style", «a informarsi sui conti dei lavori di Meolo» e corregge anche altri passaggi dell'intervento della presidente: «Fosse vero che il secondo lotto è senza copertura finanziaria, ma non è vero, perché non revoca il provvedimento? Esiste certamente un tema di liquidità - prosegue -, ma ricordo che la disposizione di ridurre i lotti in 3-4 parti porta la mia firma, mentre il nuovo commissario, dopo un anno di lavoro, ha firmato solo qualche decreto. Tutto questo senza dare risposte concrete su come si intende ottenere la proroga della concessione e senza aprire un solo cantiere, posto che le inaugurazioni sono state di opere fatte da altri». I 24 milioni già erogati da Roma? «L'unico risultato, visto che i 150 milioni di Cdp sono stati contrattualizzati da noi». Quanto alla portualità, «sarei contento che Trieste diventasse un hub in grado di conglobare anche Venezia, ma le dichiarazioni del sottosegretario ai Trasporti parlano di un progetto non bloccato, ma neanche all'ordine del giorno del Cipe». Sempre Riccardi incalza sul «dietrofront sull'eliminazione del ticket, che la giunta è ora costretta a rimodulare», sull'accordo Tondo-Tremonti «che sembrava una disgrazia ma è ancora lì», sul problema del patto di stabilità «che avrebbe dovuto essere risolto in 90 giorni e invece continua a strangolare i comuni». E aggiunge una serie di interrogativi: «Che cosà farà Serracchiani quando il M5S porterà in commissione il reddito di cittadinanza? Come interverrà sulle finanziarie regionali, con le banche che vogliono uscire da Friulia? Chi pagherà le bonifiche della Ferriera? Perché con l'extragettito Irap non si inizia a ridurre quell'imposta? E che cosa dice l'autorevole esponente del Pd sulle stime di Bankitalia sulla Tasi?». Le slide, riassume Riccardi, «non risolvono i nodi veri». Tra gli altri quello della sanità: «Finalmente Serracchiani ci dirà quali ospedali intende chiudere pur lasciando la "H" all'ingresso». Argomento su cui anche il forzista triestino Bruno Marini, lancia l'allarme: «L'area della Venezia Giulia è stata penalizzata in Finanziaria di 50 milioni, l'Azienda unica cittadina di altri 14-15. È gravissimo che non ci sia una sola parola su quante risorse, speriamo la gran parte, verranno recuperate con l'assestamento». Più in generale Marini si preoccupa di una riforma «che non potrà partire dal primo gennaio 2015 per mancanza di tempi tecnici» e denuncia anche il «clamoroso ritardo» sul riassetto delle Ater: «I commissari unici non si fanno neanche sentire». Fatta autocritica («Abbiamo il nostro stile, ma il centrodestra, distratto dai suoi guai, sta facendo poca opposizione»), detto che «il trionfalismo di Serracchiani può avere senso solo nel ruolo di vicesegretaria Pd», Marini rende però un merito alla presidente: «Tanto di cappello su Elexctrolux». Nemmeno su questo, invece, arrivano gli applausi di Roberto Dipiazza: «Le questioni vanno risolte, non posticipate», attacca il consigliere di Ar. Che aggiunge: «Non vedo interventi veri su ospedali e punti nascita, mentre si sono persi due mesi sui sindaci per una legge che nessuno ha in Europa e si è arrivati alla presa in giro sull'abolizione delle Province che, al contrario, sono state consolidate. Serracchiani è donna intelligente ma non può bastare se la giunta, tolti Bolzonello e Torrenti, è poca cosa. L'enfasi, dopo il primo anno, è decisamente esagerata». ©RIPRODUZIONE RISERVATA