In futuro mangeremo solo insetti e larve come i nostri antenati

di CLAUDIO TUNIZ Oggi si parla molto di quali siano i cibi adatti a noi. Forse pentiti per le stragi che continuiamo a fare nel regno animale, e spaventati dagli effetti sulla nostra salute di un'alimentazione di massa basata su un allevamento e un'agricoltura ad alto impatto ambientale, molti di noi si rifugiano nella cucina vegetariana, meglio ancora se ‘naturale'. In effetti è difficile negare che una dieta carnivora come quella prevalente nei paesi sviluppati, se imitata da tutti, non è più sostenibile per il pianeta. Ma che diete seguivamo gli ominidi, nel tempo profondo della nostra evoluzione? In verità, già l'antenato che avevamo in comune con gli scimpanzé, circa sei milioni di anni fa, probabilmente non disdegnava la carne, così come fanno ancora occasionalmente le attuali scimmie antropomorfe. Anche Lucy - il famoso esmplare femmina di Australopithecus afarensis - mangiava carne: nel 2010 sono state trovate in Etiopia, nel registro geologico di oltre 3 milioni di anni fa, ossa di animali macellati dalle australopitecine. In generale, però, esse preferivano nutrirsi di frutta e verdure. Poi, all'inizio del Quaternario, in molte regioni i vegetali divennero scarsi. Era l'inizio delle glaciazioni globali, quando le foreste lasciavano il posto a savane e a radure aperte. Le forze selettive dell'evoluzione davano forma a nuove specie. Lo stesso succedeva ai rappresentanti della linea umana. Australopithecus boisei, risalente a circa due milioni di anni fa, fu chiamato Uomo Schiaccianoci per il fatto che aveva i molari più piatti di quelli delle prime australopitecine, lo smalto più spesso e le mandibole più robuste. Questi ominidi, chiamati anche parantropi, avevano potenti muscoli masticatori, ancorati alla caratteristica cresta sagittale. L'analisi isotopica del loro smalto dentario conferma un cambiamento di dieta, da frutta e foglie a bacche, radici e tuberi. Gli isotopi del carbonio mostrano che mangiavano anche termiti. Ma l'adattamento dell'apparato masticatorio alle risorse disponibili non fu l'unica strada scelta dalla selezione naturale. Apparve anche un nuovo ominide, Homo habilis, con denti e mascelle ridotti, ma con un cervello leggermente più grande. Era compiutamente bipede, con le dita di mani e piedi più corte e poco adatte ad arrampicarsi sugli alberi. Fu seguito da Homo ergaster, la prima specie compiutamente umana. Questo aveva i muscoli della mascella e i denti molari più piccoli, suggerendo una dieta a base di cibi morbidi. Come abbiamo detto, ergaster, sapendo cucinare la carne, poté ingerire grandi quantità di proteine con tempi di digestione ridotti, modificando così ulteriormente la sua anatomia, e aumentando le sue dimensoni. Turkana Boy, il giovane ergaster trovato vicino al lago Turkana, in Etiopia, viveva circa 1,7 milioni di anni fa, e a 12 anni raggiungeva già quasi un metro e ottanta di altezza, il doppio di una australopitecina. La sua età alla morte e il suo sviluppo biologico sono stati determinati analizzando i suoi denti con la Tac alla luce di sincrotrone. Il suo cervello era più che raddoppiato rispetto a quello delle prime scimmie bipedi, e con una dieta a base di carne cotta poteva continuare a crescere, conquistando lo spazio che prima era occupato dai muscoli della mandibola, che invece si stavano rimpicciolendo. Probabilmente nel menu degli ergaster finivano anche alcune australopitecine, insieme a individui della loro stesse specie. Le prove che i nostri antenati potevano essere cannibali vengono dal sito di Atapuerca in Spagna, dove sono stati trovati segni inequivocabili di una macellazione sulle ossa di dieci umani arcaici di 800mila anni fa. Tale pratica è poi continuata con i Neanderthal e i sapiens moderni. In verità i Neanderthal hanno goduto della fama di insaziabili carnivori fin dalla loro scoperta, un secolo e mezzo fa: molte ossa di animali furono infatti trovate in siti con strumenti litici neandertaliani. Le analisi isotopiche delle loro ossa sembravano inizialmente confermare questa ipotesi. Ma recenti analisi isotopiche dei loro denti indicano che i Neanderthal avevano una dieta più varia, che comprendeva tuberi e noci. Per di più, dall'analisi del tartaro dentale, un ottimo archivio delle abitudini dietetiche, sappiamo che mangiavano vegetali, e che talvolta li cucinavano: forse si trattava degli antenati degli spinaci e della cicoria di oggi. In questo caso il tartaro analizzato è quello dei denti di Neanderthal scoperti nel sito di El Sidrón, in Spagna. Ma quello che è più sorprendente è che in quei denti non c'è alcuna traccia di proteine derivate dal consumo di carne. Si tratta forse del primo caso documentato di vegetariani per scelta? Una scoperta altrettanto singolare è l'identificazione nella loro dieta di piante note per le loro proprietà officinali. Inoltre, nel DNA dei Neanderthal è stato identificato un gene, TAS2R38, che permette di percepire l'amaro e che è presente anche nel nostro genoma, per aiutarci a riconoscere le eventuali tossine presenti nei vegetali. In generale possiamo affermare che sia i Neanderthal che i sapiens erano e sono onnivori, sia come predisposizione genetica che come comportamento. Con l'estinzione dei Neanderthal e la fine del periodo glaciale sappiamo che sapiens sviluppò l'agricoltura e l'allevamento selettivo di alcuni animali per l'alimentazione. Potemmo così favorire una enorme espansione demografica, solo in parte mitigata da guerre, carestie e pandemie. Oggi, dopo quasi diecimila anni di esperienza, e con una minor disponibilità di molte fonti naturali di proteine incominciamo ad avvertire i limiti di questo sviluppo, che appare inefficiente ed insostenibile in presenza di risorse scarse. Il modello di alimentazione prevalente, basato sull'aumento delle quantità di cibo ingerito e la riduzione della sua varietà, sembra portare a un binario morto per la nostra specie. Se continuiamo a crescere al ritmo attuale, e non vogliamo diventare vegetariani, sembrerebbero molto più promettenti menu a base di animali più piccoli ed abbondanti, ad esempio insetti e larve, che sono in continua crescita, proprio come noi, e che, fritti, costituiscono parte della dieta di molte popolazioni attuali (specialmente in Asia). In fin dei conti questi animali sono stati una leccornia che i nostri antenati non hanno mai disdegnato. E anche oggi gli aborigeni australiani sono particolarmente ghiotti di witchetty grubs, le grosse larve dal gradevole sapore di castagne, che con una manciata forniscono l'energia di una fiorentina. (3 - Continua. Puntate precedenti il 16 e 22 maggio) ©RIPRODUZIONE RISERVATA