Cociani e il Gattile, quella dedizione merita rispetto

la lettera del giorno «La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui essa tratta gli animali». Queste splendide parole di Gandhi sembrano trovare riscontro nella nostra città, dove sono sorte tante belle realtà, tra cui quei miracoli, nati soprattutto dalla volontà di Giorgio Cociani, che sono il Gattile e l'Oasi felina. Giorgio ha dedicato la sua vita mettendosi dalla parte non semplicemente degli animali ma degli ultimi, quali sono i randagi, che si trovano a percorrere le strade impietose del mondo umano, ignorati, spesso perseguitati, e che soffrono e muoiono in silenzio. Ma Giorgio li ha visti, ne ha condiviso la sofferenza e ha dato loro la sua voce. Ha creato un ricovero e centro di cura, il Gattile, ma non gli è bastato e ha voluto salvare anche i gatti che perdevano il loro territorio a causa dei cantieri di lavoro. Con un gruppo di volontari appassionati ha costruito l'Oasi felina e da un terreno incolto è nato un piccolo paradiso di fiori e di verde. Margherita Hack la definiva «un residence» e aggiungeva: «Ci vorrebbero in tutte le città iniziative simili per proteggere i nostri amici gatti». E adesso il Comune decide di spazzare via tutto ciò per "calarvi" sopra il Mercato ortofrutticolo. In un attimo viene così annullato un lavoro di tanti anni di fatiche e infiniti sacrifici. Ma, più del tempo e del denaro buttati via, più dello sforzo per ricominciare da zero da un'altra parte con ulteriori spese, è il costo da un punto di vista morale. Non si tratta di un magazzino colmo di rottami e cianfrusaglie da sgomberare, l'Oasi è un piccolo mondo, vivo. Ha il respiro degli animali, ha un'anima cresciuta nel tempo con i sentimenti di chi vi ha lavorato, e anche le più piccole cose poste per ingentilire il luogo trasudano l'amore e la cura delle mani che le hanno collocate. L'Oasi è un giardino, è uno spazio di verde, dove gli arbusti stanno già diventando alberelli, e che ancora una volta sarà vinto dal cemento. Si costruirà un'altra sede, magari anche più funzionale, ma intanto si fa morire un posto che ha già la sua storia e i gattini dovranno esser catturati (ben 150!) per venire traslocati. Sono in pochi a conoscere il trauma che gli animali subiscono e lo stress di chi deve fare questa operazione. E tutto ciò non riguarda solo gli amanti dei gatti. Riguarda tutti. La lotta di Giorgio contro il randagismo, che è una piaga sociale, è una lotta di civiltà condotta non in modo cruento, bensì nel pieno rispetto della vita, come purtroppo non avviene nella maggior parte del mondo. E queste esistenze di abnegazione, di attenzione verso animali indifesi che non hanno un peso sociale e non danno gloria, queste opere scaturite da un lavoro "pulito" sono modelli a cui ispirarsi e, specialmente per i giovani, sono esempi positivi e concreti che valgono più di qualsiasi lezione teorica. In qualunque modo andrà a finire, mi conforta il pensiero che più forte di ogni ostacolo sarà la dedizione di Giorgio e dei suoi volontari peri loro protetti. Mi conforta un po' meno il constatare come il compito di portare avanti le battaglie più dure e scomode venga sempre delegato a quella minoranza che ha la debolezza di saper amare. E non è neanche vero che gli animali non sono una priorità. Tutto è connesso e penso che il mondo abbia un'unica anima, che lega ogni espressione della vita. E dopo aver "scomodato" Gandhi all'inizio, si potrebbe ora ricordare Milan Kundera che scrive: "E sul rispetto nei confronti degli animali, l'umanità ha combinato una catastrofe, un disastro così grave che tutti gli altri ne scaturiscono". Bianca Di Beaco