In ospedale meno soldi e più chirurgia

Aumentare gli interventi chirurgici fa benissimo alla sanità e alla popolazione, ma ha un effetto-domino che si riversa sui cittadini, sull'Azienda sanitaria e da ultimo sui costi: sono aumentate del 10,8% negli ospedali triestini le giornate in cui un paziente, dimissibile, resta ancora ricoverato perché è socialmente fragile, spesse volte anziano e solo in casa, non può esservi rimandato senza un adeguato accompagnamento di servizi, e i servizi territoriali e le Rsa non hanno nel frattempo aumentato abbastanza i ritmi d'intervento e la disponibilità di posti in riabilitazione. Anche l'ospedale del resto ha un tasso di occupazione dell'88% e certifica che il 50% dei ricoverati e dimessi "ha una patologia cronica". Un dato davvero allarmante (e la Regione annunciando i criteri della riforma proprio di questo tiene conto in primo luogo) se si considerano altri consuntivi inseriti nel bilancio 2013 dell'Azienda ospedaliera: di tutti i ricoverati (Burlo, e dunque bambini, esclusi) il 77% è triestino, di tutte le prestazioni specialistiche ambulatoriali e di diagnostica che richiede la popolazione l'80% viene realizzato proprio in ospedale. (Sopra, una Tac) di Gabriella Ziani Quasi un milione e mezzo di entrate in meno da un anno all'altro, dovendo però assorbire l'aumento di spesa dei farmaci (certi, nuovissimi, costano anche 80 mila euro per paziente) e adeguamenti contrattuali, con un "budget" in discesa dal 2010. Eppure anche l'Azienda ospedaliera ha chiuso il bilancio consuntivo 2013 con un leggero utile mentre è un punto di domanda il 2014 colpito da un taglio di 14 milioni secchi, impossibili da assorbire, appesi dunque alle variazioni del bilancio regionale in estate. Di 88 mila euro l'attivo per la gestione di esercizio e di 168 mila calcolando tutte le attività sanitarie. Il personale dipendente, di cui il 67% è donna e la metà ha oltre 50 anni, è rimasto praticamente stabile sui 3000 (441 i medici e 56 i medici universitari), ed è aumentato di qualche unità nel depauperato campo amministrativo. Si torna (in controtendenza) alle assunzioni stabili. Gli "interinali" costano di più. In termini di servizi ai cittadini quasi tutte le strutture chirurgiche (uno dei settori storicamente in sofferenza di spazi, tempi ed équipe) hanno aumentato gli interventi, anche se il risultato numerico totale diventa leggermente negativo rispetto al 2012 per l'incidenza di -110 interventi a Urologia, - 28 a Ortopedia, - 21 a Neurochirurgia. Il reparto che fa più interventi è Chirurgia generale con 1378 nel 2013. L'intero ospedale ne ha realizzati 7.873. Sommando anche la "day surgery" di Cardiologia e Oculistica (chirurgia senza ricovero) si arriva a un totale di 12.926 operazioni con una crescita del 2,4% sul 2012. Le sole operazioni di cataratta segnano un +21%. Infine, i "bisturi" ambulatoriali: 15 mila. Sono alcuni dei numerosi dati di sintesi che l'Azienda ospedaliero-universitaria ha consegnato in Regione, il consuntivo è una fotografia economica ma anche di politica sanitaria, assai rilevante alla vigilia della riforma regionale che inciderà fortemente sulle dinamiche ospedaliere. Trieste nel 2013 ha ricoverato 27.488 cittadini. Solo 1.365 da altre province del Fvg. Benché in termini percentuali l'attrattività (anche da fuori regione) sia aumentata del 13%. Dal 2010 a oggi Cattinara e Maggiore hanno tagliato 61 posti letto, da 898 a 837. Quasi tutti (-56) fra i "ricoveri ordinari". Ogni giorno la media dei contatti con l'ospedale è di 3.773 cittadini, per ricovero, esami clinici, Cup, ritiro di referti, e Pronto soccorso, il reparto strategico che nel 2013 ha diminuito gli accessi del 2,4% aumentando del 3,5% le "osservazioni temporanee", camera di sicurezza che consente di ricoverare meno chi non ne ha bisogno: 66.813 le persone che nel 2013 hanno chiesto aiuto per emergenza sanitaria. I ricoverati, però, dal 2011 al 2013 sono scesi del 7,3%. Un altro dato "caldo" è la diminuzione del 24% dei "codici bianchi" (malati molto lievi). Ma qui non c'è per fortuna un rifiuto del paziente "improprio", bensì una rispettosa modifica normativa della Regione: il cittadino di una certa età in Pronto soccorso viene automaticamente inserito nel codice "verde" e visitato anziché rimandato a casa. «Teniamo salda la barra - dice il direttore generale Francesco Cobello -, non calano i servizi né i dipendenti, stiamo per unificare le Ortopedie a Cattinara (non è facile avendo il cantiere per le finestre nuove in piena attività) e speriamo quanto prima di portare nel Polo tecnologico del Maggiore il Centro oncologico di via Pietà». Marino Nicolai, direttore amministrativo, e Sandro Centonze, a capo del settore Programmazione e qualità, spiegano le politiche che stanno dietro le cifre: «Taglio dei contratti di servizio per 1,7 milioni, risparmi su pulizie, mensa, servizi non sanitari. Ulteriori margini sono stati ottenuti con più mirati esami interni di laboratorio. E molti esami per "esterni" sono calati perché la gente risparmia. Anche sul ticket». ©RIPRODUZIONE RISERVATA