Una struttura tra "cattedrali nel deserto"

Se quella del Grezar è la storia di uno stadio da completare, ci sono tante altre strutture in città che, sebbene completate e di grande rilevanza, definire "cattedrali nel deserto" sembra quasi banale e scontato. In realtà, basta soffermarsi sul rapporto tra quelli che sono i principali impianti sportivi triestini e il panorama attuale delle formazioni locali di eccellenza per capire che la discrepanza è evidente. Pensiamo ad esempio alla "Cittadella dello sport" , inserita nel cuore di Valmaura, e che al fianco dello storico Grezar ha visto sorgere prima lo stadio Nereo Rocco (inaugurato nel 1992) e poi il PalaTrieste (1999), in seguito intitolato a Cesare Rubini. Appare evidente oggi, in modo particolare, la disparità tra la capienza degli impianti (e i relativi costi di gestione, pari complessivamente a decine di migliaia di euro ogni anno) e il bacino di utenza delle formazioni di vertice. La Triestina calcio, dopo l'ennesimo fallimento societario, annaspa tra i dilettanti in serie D, e sembrano davvero lontani i tempi della serie B, dove si registrava ogni settimana una degna cornice di pubblico in uno stadio che peraltro può ospitare oltre 32.000 spettatori. La Pallacanestro Trieste è riuscita anche quest'anno a consolidare una più che onorevole Legadue, ma anche in questo caso appartengono al passato i tempi della A1 e del tutto esaurito al palasport (oltre 8mila spettatori). Lo storico Grezar come detto, riaperto la scorsa primavera dopo otto lunghi anni di lavori e destinato a diventare il tempio dell'atletica leggera, resta a oggi una struttura a mezzo servizio. Se poi ci aggiungiamo il palasport di Chiarbola e il nuovo Polo natatorio Bruno Bianchi, ecco che il quadro è completo, ma non certo dal punto di vista economico-finanziario. «Quello che è il panorama attuale dello sport di vertice triestino è sotto gli occhi di tutti - afferma Emilio Felluga, per oltre trent'anni alla guida del Coni, prima provinciale e poi regionale -. Non dobbiamo però dimenticare quello che accadeva tanti anni fa, quando la situazione dell'impiantistica sportiva della città era davvero disastrosa, con molte squadre che si pestavano i piedi pur di trovare gli spazi adeguati per allenamenti e partite. In quei tempi sono stati compiuti degli sforzi non indifferenti, e non solo dal punto di vista economico, che hanno portato a un miglioramento dell'intera attività sportiva. Che le cose sarebbero cambiate in modo così repentino nessuno lo poteva prevedere: spetta adesso alle istituzioni capire come gestire al meglio la situazione e riuscire a far quadrare i bilanci». Un assist colto al volo dal sindaco Roberto Cosolini, stavolta nelle vesti di assessore allo sport. «Bisogna fare dei distinguo - precisa Cosolini -. Lo stadio Grezar, che ha vissuto una situazione difficile a causa di contenziosi e fallimenti, sarà funzionale allo svolgimento della pratica sportiva. È mediamente confortante invece, pur tra alti e bassi, l'utilizzo del PalaTrieste, grazie allo zoccolo duro del pubblico del basket triestino, cui si aggiunge quello della Sgt femminile e dei vari saggi stagionali. Il problema vero riguarda lo stadio Rocco e questo a causa della mancanza, negli ultimi tempi, di risultati sportivi ma anche di stabilità societaria in seno alla Triestina calcio: a questo cerchiamo di sopperire con i grandi eventi, come i concerti internazionali, che permettono di utilizzare al meglio l'impianto, pur non comportando grossi ritorni economici alle casse comunali». Pierpaolo Pitich