«La ripresa italiana? Gli austriaci ci credono più di noi»

di Marco Di Blas wVIENNA Gli austriaci hanno un'idea del nostro Paese migliore di quella che ne abbiamo noi. Lo afferma Giorgio Marrapodi, da 9 mesi ambasciatore d'Italia a Vienna. Non è una semplice impressione, ma il frutto di oltre 300 incontri avuti dal diplomatico da quando ha assunto l'incarico. Incontri a tutti i livelli, dal ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, ai politici dei vari partiti; dai governatori dei Länder ai rappresentanti del settore imprenditoriale; dai direttori dei principali musei e delle altre istituzioni culturali ai rappresentanti della cosiddetta "società civile". «Gli austriaci - afferma Marrapodi - hanno una visione positiva dell'Italia e ci guardano con grande simpatia». Nonostante le turbolenze politiche e le difficoltà economiche? In tutti questi incontri cerco di spiegare i punti di forza del nostro Paese, senza nasconderne le criticità. Non dev'essere semplice. In effetti la situazione economica italiana è complessa. Abbiamo un debito pubblico alto, ma è quello che nell'Ue è cresciuto di meno dall'inizio della crisi finanziaria. Dobbiamo considerare poi che il debito privato, il debito delle imprese e quello delle banche sono tra i più bassi in Europa. Ciò non toglie che il debito pubblico sia vertiginoso… Uno studio pubblicato in Lussemburgo 3 anni fa sostiene che per valutare un Paese non basta il considerare il debito pubblico, ma il debito totale e, in base a questo criterio, l'Italia sarebbe il secondo Paese più virtuoso nell'eurozona. Riesce a convincere gli austriaci? Gli austriaci condividono la nostra speranza di uscire dalla crisi. L'Italia è il secondo partner commerciale dell'Austria: è anche nell'interesse degli austriaci che la nostra economia torni a funzionare. Del resto un segnale importante viene dal nostro export, che è in crescita. Questo significa che le nostre aziende sono ancora competitive, nonostante il cambio dell'euro. La crisi che stiamo attraversando è dovuta soprattutto ai bassi consumi interni. Tra Austria e Italia esiste ormai da anni un clima di grande collaborazione. Quali sono i temi di cui si discute insieme? Condividiamo alcune priorità importanti di politica estera ed europea. Per esempio, siamo entrambi favorevoli all'allargamento dell'Ue ai Balcani occidentali. Italia e Austria sostengono questo processo. Un altro tema di interesse comune è quello dei diritti umani. Austria e Italia sono in prima linea per l'abolizione della pena di morte, per i diritti dell'infanzia, per la protezione delle libertà religiose e sostengono entrambe con convinzione la strategia regionale alpina dell'Ue. I giornali sono pieni di notizie che riguardano il governo Renzi, Grillo, Berlusconi. Come reagisce l'opinione pubblica austriaca? I colloqui che ho avuto hanno riguardato sempre e soltanto il governo italiano. Nessuno mi ha mai chiesto nulla di Berlusconi o di Grillo. I miei interlocutori vogliono sapere come va l'Italia, quali sono i programmi del suo governo. Che opinione si sono fatti di Renzi? Il nuovo governo ha una buona immagine. È percepito come un governo energico, dinamico, che ha voglia di cambiare l'Italia in meglio. Le misure adottate nei primi mesi sono percepite come l'avvio di un ciclo politico nuovo, che potrà ridare slancio al Paese. E della cosiddetta "fuga" di aziende italiane verso l'Austria? Ritengo che i casi concreti, di fabbriche veramente aperte da investitori italiani, siano limitati e che in quei pochi casi non si tratti di imprenditori che hanno lasciato l'Italia, ma che hanno deciso di aprire una loro filiale, perché qui hanno il loro mercato. Chi investe in Austria non lo fa per ragioni fiscali o per il costo del lavoro, che è probabilmente maggiore, ma perché trova un sistema burocratico più semplice. Insomma, perché fare impresa qui è più facile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA