Indesit, nuovo partner in estate

Potrebbe essere la volta buona per trovare un accordo che manca ormai da tre round: oggi tra Electrolux e sindacati si disputa il quarto incontro, che inizierà alle ore 14 nella consueta cornice dell'hotel mestrino Quid. L'importante notizia, fornita lunedì scorso dall'azienda, riguardo la volontà di un importante gruppo di investire a Porcia assorbendo 150 addetti, ha rappresentato un rassicurante fatto nuovo, che permetterebbe una sensibile contrazione dei 430 esuberi previsti nello stabilimento friulano. A questo punto le parti sono quasi costrette a convergere su una bozza di intesa, dal momento che manca solo una decina di giorni alla scadenza legata alla decontribuzione dei contratti di solidarietà, che consentirebbe a Electrolux un significativo risparmio sul costo orario del lavoro. Soltanto dopo il raggiungimento dell'accordo tra azienda e sindacati, i ministri Guidi e Poletti riuniranno il "tavolone" generale per definire la vertenza. (magr) di Massimo Greco wTRIESTE Le grandi manovre sull'elettrodomestico italiano passano attraverso tre direttrici prioritarie: un'alleanza industriale di calibro internazionale per Indesit, la riorganizzazione di Electrolux, il ruolo crescente di Whirlpool. Ieri i riflettori erano puntati su Fabriano per i dati della prima trimestrale, ma a tenere banco è stato il tema della partnership. Aristide Merloni, esponente della famiglia fondatrice del gruppo marchigiano, ha dichiarato che nulla è deciso, se vendere, se integrarsi, se fondersi, se addirittura continuare da soli: l'azienda funziona, «non siamo costretti a forzare i tempi», ha precisato l'azionista e amministratore di Indesit. Più esplicito la guida operativa del gruppo Marco Milani: la strada giusta è l'integrazione, entro giugno-luglio dovrebbe avvenire la scelta del partner. Amber, il fondo statunitense particolarmente attivo sul mercato italiano (Parmalat, AscoPiave, Save), spinge per una soluzione di vaglia internazionale. E proprio sul probabile prescelto danzano le ipotesi: al momento l'interlocutore ritenuto più probabile è l'americana Whirlpool, più defilati sembrerebbero i turchi di Arcelik. Queste realtà sarebbero già all'opera sulla "due diligence". La tedesca Bosch e la cinese Haier parrebbero fuori dai giochi. No comment di Electrolux, che a suo tempo era stata inserita nel novero delle possibili acquirenti. Whirlpool, che ha mandato ad Ancona una delegazione di alto livello a saggiare gli umori dell'habitat politico-istituzionale, ha fatto una pesante scommessa sul Bel Paese, chiudendo lo stabilimento svedese di Norrkoeping e concentrando la produzione di forni a incasso nel Varesotto. I sindacati, paventando un eccesso di capacità produttiva, non simpatizzano per l'opzione Whirlpool. La multinazionale statunitense ha chiuso un trimestre che il presidente Jeff Fettig ha ritenuto soddisfacente e propedeutico a un 2014 da record: ricavi in aumento del 4,7% a 4,4 miliardi di dollari, risultato operativo salito da 190 a 214 milioni, utile invece sceso da 252 a 160 milioni. L'euro molto alto a 1,39 sul dollaro non ha invece aiutato la trimestrale di Indesit: «in due anni - ha commentato Milani - se i cambi restano così lasceremo sul piatto oltre 100 milioni di redditività». Si è fatta sentire la svalutazione del rublo, della lira turca, della grivnia ucraina, tutte valute di mercati importanti per il produttore elettrodomestico. L'amministratore delegato guarda comunque con fiducia al 2014, in quanto la domanda di mercato nell'Europa occidentale è «incoraggiante». Nel periodo gennaio-marzo Indesit ha fatturato 560 milioni di euro (-6,6%), l'utile ha segnato "rosso" per 6,2 milioni contro un attivo di 4,1 milioni registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Scende anche il margine operativo lordo da 40 a 39 milioni, migliora invece il risultato operativo da 12 a 14 milioni. Cala l'indebitamento da 505,7 a 499,3 milioni. Piazza Affari scontenta: il titolo perdeva nel pomeriggio il 2,7%. ©RIPRODUZIONE RISERVATA