Ex skinhead guida il parlamento magiaro

di Stefano Giantin wBELGRADO La vita di ogni persona può riservare sorprese, svolte del tutto inaspettate, cambiamenti radicali. E così può anche capitare che un ex skinhead venga scelto per ricoprire una delle cariche più importanti in un Paese europeo. Succede in Ungheria, dove Tamas Sneider, deputato del partito di estrema destra Jobbik, terzo alle elezioni parlamentari di aprile con oltre il 20% dei voti, ha messo in saccoccia uno dei risultati più significativi della propria carriera politica. Sneider sarà per quattro anni uno dei vicepresidenti dell'Assemblea nazionale. Così ha deciso la super-maggioranza che fa capo al premier Viktor Orban. A votare contro, poco meno di quaranta parlamentari, quasi tutti dell'opposizione di centrosinistra, anche se quattro defezioni, causate da inevitabili mal di pancia, sono state registrate anche nel partito di maggioranza assoluta, la Fidesz. Mal di pancia certi perché Sneider non è un signor nessuno, ma un signore dal passato «fascista», lo stigma lanciato dai banchi della minoranza. A inizio anni Novanta, il politico di Jobbik, conosciuto ai tempi con il nome di battaglia di "Roy", aveva infatti fatto parte di un gruppo di neonazi magiari, l'Associazione della gioventù nazionale, molto attiva nell'area della città settentrionale di Eger e tristemente celebre per le azioni contro avversari politici e minoranze scomode come quella dei rom. E proprio perché avrebbe malmenato un rom, hanno ricordato vari media magiari, Sneider era stato condannato, con pena sospesa, nel lontano 1992. Negli anni successivi aveva moderato le sue azioni, ma era rimasto in prima fila, come dimostrano foto e video ancora disponibili sul web, nelle attività di Jobbik e in quelle di formazioni di estremisti in divisa vicine all'ultradestra, responsabili ad esempio dei pattugliamenti anti-rom nelle campagne ungheresi. Gesti non smentiti e non rinnegati da Sneider, che ha però commentato la sua nomina con un auspicio a guardare avanti. «Tutti sappiamo del mio passato», ha affermato il deputato di Jobbik, e «parlerei più volentieri del futuro». La nomina ha avuto riflessi ben oltre Budapest. Hannes Swoboda, numero uno dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici all'Europarlamento, ha bollato Sneider come un politico «neonazista» che «attaccherà le minoranze senza alcun rimorso». È una «disgrazia», ha rincarato Swoboda, che un estremista possa ora presiedere il Parlamento ungherese. Un'evenienza che poteva essere scongiurata dai deputati di Fidesz, partito membro dei Popolari europei. Partito che invece ha dato l'impressione di poter accettare che «posizioni importanti» in un Paese Ue siano affidate «a criminali condannati e razzisti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA