Accordo in dirittura fra Alitalia e Etihad: offerta da 550 milioni

La settimana si chiude all'insegna delle vendite e delle prese di profitto a Piazza Affari e in Europa. Francoforte che registra la performance peggiore (-1,47%). Perde quota anche Londra (-1,21%) e Parigi (-1,08%). A Milano l'Ftse Mib segna un -1,07%. I mercati ieri hanno aperto in un clima difficile dopo il crollo dei titoli tecnologici al Nasdaq soprattutto nel comparto biotecnologico. Ieri Wall Street ha accennato a un recupero grazie al rialzo della fiducia dei consumatori negli Usa. Durante l'ottava sono state ancora una volta le Banche centrali a restare sotto i riflettori, con la Fed che ha rassicurato i mercati con toni accomodanti prime battute. Pesante invece la reazione di Wall Street ai conti deludenti di Jp Morgan, la prima banca Usa. di Piercarlo Fiumanò wINVIATO A RONCHI «Sono momenti febbrili di trattativa. É chiaro che quando arriverà la lettera di intenti di Etihad il nostro amministratore delegato informerà i propri azionisti»: Lucio Attinà, amministratore delegato di Alitalia Loyalty (la newco creata per la gestione del programma Millemiglia), è appena sbarcato all'aeroporto di Ronchi dal nuovo Airbus A319 con la livrea del Friuli Venezia Giulia. Etihad sarebbe pronta a investire fino a 550 milioni per acquisire il 40% della compagnia italiana e rientrare nelle regole di Bruxelles (fino al 49,9%). Dopo l'incontro fra il premier Matteo Renzi e l'amministratore delegato della compagnia del Golfo James Hogan, l'operazione potrebbe decollare in tempi rapidi. Tutto dovrebbe risolversi nel weekend e lunedì dovrebbe essere convocato un cda di Alitalia con la proposta sul tavolo. «Siamo arrivati alla conclusione. I tempi non li decide il Governo, ma Alitalia ed Etihad. Però condividiamo il piano e aspettiamo la lettera di intenti», ha detto ieri il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi. Attinà lavora con Del Torchio dai tempi della Ducati: «Questa alleanza ci garantisce un futuro solido, sia dal profilo finanziario che industriale. Non dimentichiamo che siamo considerati fra le migliori dieci compagnie al mondo per puntualità». Sulle mosse della compagnia araba vigila la Commissione europea per impedire che dietro il rispetto del limite formale del 49% al possesso azionario di società exta-Ue non si nasconda un controllo di fatto: «Bruxelles non dovrebbe opporsi. Noi siamo una compagnia aerea totalmente privata e quindi non mi aspetto reazioni a livello europeo». Quanto alla opzione degli arabi per un rilancio di Linate a spese di Malpensa, Attinà spiega che «con Linate abbiamo un ottimo rapporto così come con la Sea in generale. Abbiamo già rafforzato la nostra offerta da Linate verso i voli internazionali di medio raggio per collegare la clientela business con l'Europa. Chiaro che Fiumicino resta il nostro hub di riferimento». Nei piani della compagnia di Colaninno c'è una completa integrazione con Etihad che punta a servirsi del network italiano sulle rotte del Nord America (Boston, Chicago, New york, Miami). Una mossa necessaria per Alitalia che sta subendo la concorrenza feroce delle compagnie low cost e del treno ad alta velocità sulla rotta Roma-Milano. Per la compagnia degli Emiri l'ingresso in Alitalia significherebbe estendere in modo significativo la propria rete di collegamenti in Europa dove è già presente con quote di minoranza di Air Berlin, Air Lingus e Air Serbia. Fonti industriali e bancarie hanno anche ventilato una possibile fusione tra Air Berlin e Alitalia. La compagnia di Abu Dhabi, tuttavia, pone come condizione una forma di ristrutturazione del debito per circa 400 milioni. Un'altra condizione possibile potrebbe comportare il taglio di circa 2 mila posti di lavoro ma su questo Attinà getta acqua sul fuoco: «Bisogna aspettare la lettera d'intenti di Etihad. I sindacati hanno già mostrato grandissima disponibilità sulla cassa integrazione a rotazione». Ieri il ministro Lupi ha nella sostanza smentito le indiscrezioni fra esuberi e tagli ai salari. Lo scorso anno il gruppo italiano, che ha tra i principali azionisti Poste, Atlantia, Immsi e Intesa Sanpaolo, è stato oggetto di un rafforzamento finanziario da 500 milioni sotto la regia del precedente governo di Enrico Letta. All'operazione, considerata di rilevanza strategica per il Paese, ha partecipato anche lo Stato attraverso la controllata Poste italiane che ha messo una fiche da 75 milioni. Air France-Klm, socio storico di Alitalia, dopo il fallimento dei negoziati per una integrazione fra le due compagnie, ha invece diluito la sua partecipazione dal 25 al 7% circa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA