«Non potevo dire no Riuscirò a gestire il doppio incarico»

di Marco Ballico wTRIESTE Il confronto sui passaggi importanti Debora Serracchiani lo cerca innanzitutto con il marito. A volte, però, «decido anche da sola». Per dire sì alla proposta di fare il vicesegretario del Pd non ci sono stati troppi ripensamenti: «Godo di una fortunata autonomia che mi permette di poter scegliere. Da tempo ho voluto dare una mano a Matteo Renzi, non potevo sottrarmi alla fiducia che mi ha dimostrato». E pazienza se in regione, più d'uno, si chiede se ce la farà. È la prima garanzia da dare al Friuli Venezia Giulia. Come riuscirà a gestire il doppio incarico? Non è da poco che svolgo il ruolo nazionale nel partito e quello di presidente della Regione. E prima ero parlamentare europeo. È un mestiere che faccio con grande passione. Può bastare la passione davanti a certi impegni? Ho affinato l'organizzazione dell'agenda e del mio tempo, anche grazie al supporto di un'ottima segreteria. Rassicuro tutti: voglio fare bene il governatore e sono convinta che l'incarico di vicesegretario del Pd sarà un valore aggiunto per il territorio. Anticiperà la sveglia? I miei primi incontri si fanno già ora alle 7.30-8 del mattino. Prima diventa complicato. In ogni caso, quando vado a Roma lavoro per la Regione e per il partito, due cose totalmente compatibili perché conta la qualità delle cose che si fanno. Negli ultimi due giorni nella capitale ho incontrato sei ministri. A livello nazionale le prime critiche sono arrivate da Cuperlo e Fassina. Capisco che qualcuno avesse aspettative diverse, ma la strada imboccata è nuova. Non si è scelto in base alle correnti, ma all'impegno, alle capacità e alla rappresentanza del partito di Guerini e mia. Restiamo un pungolo viste le cose da fare, ma accompagniamo con forza la linea del governo. Polemiche scontate? Direi prevedibili. Ma infondate. A chi sostiene che un governatore regionale rappresenta tutti, quasi non potesse fare politica, andrebbe ricordato che mi sono candidata alla presidenza Fvg da segretario regionale e da europarlamentare Pd. Mi pare che i cittadini non si siano posti problemi di schieramento. Che compagno di viaggio è Guerini? Siamo caratterialmente molto diversi. Lorenzo è persona posata, capace di lunga e faticosa mediazione, di dialogo e inclusione. Ed è molto leale con il segretario. Teme che Renzi finirà con il "telecomandarvi" come faceva Boncompagni con Ambra a "Non è la Rai"? Matteo sa collaborare ma anche, nel reciproco rispetto, ci ha lasciato grande autonomia fin dal primo giorno della sua nomina a premier. Ci ha anzi sollecitato a formare la segreteria e a presentargli la proposta. Il governo fa una cosa, il partito ne fa un'altra. La stupisce che il Jobs Act piaccia a Brunetta e a Sacconi e non a una parte del Pd? Per certi versi no. Per certi altri è il segnale di una rivoluzione culturale quanto mai necessaria per affrontare nel modo giusto le riforme. Tenuto conto delle problematicità della legge Fornero, credo che questi primi interventi abbiano condotto a norme di buon senso. Il vero piano del lavoro, con grande responsabilità, viene affidato a una legge delega che affronterà i temi chiave. La fase della rottamazione del Pd è conclusa con successo? Cambiamento e rinnovamento veri sono sotto gli occhi di tutti. Più che di rottamazione, parlerei di una sfida vinta almeno in parte. Ci sono ancora tanti impegni. Giusto non mettere il nome di Renzi sul simbolo delle europee? Direi di sì nel contesto in cui ci muoviamo. In Europa si deve rappresentare il proprio Paese con una concretezza che in Italia spesso manca. Mentre noi conserviamo le preferenze, altrove ci sono liste bloccate di persone che sanno sin d'ora in quale commissione andranno. C'è mai stata l'ipotesi di candidare Riccardo Illy a Bruxelles? No. Non solo perché non mi pare abbia mai mostrato interesse, ma anche perché si è impegnato nella presidenza della commissione Paritetica. E lo sta facendo in modo efficace. Al nono assessore regionale, per supplire ai suoi nuovi compiti, ha mai pensato? Mai. E nemmeno al rimpasto. Dopo di che, quotidianamente, abbiamo agito per il riordino del sistema. Un lavoro nascosto che sta dando i suoi frutti. La riorganizzazione in atto è conseguenza di un continuo controllo delle funzioni, delle competenze e dei servizi che ci ha portato, in modo collegiale, a rendere la macchina più snella. Il settore delle attività produttive, in particolare, è stato ridisegnato con l'introduzione dell'Area per il manifatturiero. Conferma che ci sarà un incarico esterno a sgravare Bolzonello dai tavoli di crisi? Ci sarà qualcuno con competenze specifiche che possa accompagnare le scelte politiche della giunta. In che tempi arriverà la nomina? Non c'è una scadenza. L'Area si sta assestando dopo alcune modifiche interne di persone e competenze. Nei prossimi due mesi capiremo come individuare il nuovo collaboratore. Ci sarà un costo pubblico in più. Abbiamo risparmiato sulle indennità, eliminato il vitalizio, tagliato i miei fondi di riserva, contenuto le spese per le auto blu e la rappresentanza. L'intera macchina costerà sempre meno, ma non possiamo rinunciare all'efficienza e alle competenze necessarie a dare risposte ai cittadini. Il segretario Cgil Belci ha sollecitato le riforme. Troppa fretta? Per restare ai settore sensibili, in sanità abbiamo già concretizzato le linea guida, accorpato il 118, sistemato la rete dei trapianti. E sulla riconversione della rete ospedaliera stiamo andando avanti spediti. Quanto al lavoro, abbiamo avviato il ridisegno dell'Agenzia regionale e messo mano in buona parte alle politiche attive. Ben vengano le sollecitazioni, ma mi sento di poter dire che rispondiamo con i fatti. L'ultimo messaggio via Whatsapp con Renzi? Venerdì, in direzione. Mette le faccine il premier? No, lui no. ©RIPRODUZIONE RISERVATA