È morto Elvio Ferigo, l'anima del Coni isontino

Su quelle pareti c'era la sua vita. Ritagli di giornale, foto, manifesti: tutto richiamava alla sua lunga carriera di dirigente sportivo. Elvio Ferigo aveva deciso di "arredare" così il suo bar e anche chi non era uno sportivo rimaneva rapito da tutto quel materiale, da quei muri che trasudavano storia. Oggi, Ferigo non c'è più. È morto all'ospedale di Gorizia a 93 anni. Da parecchio tempo, ormai, non lo si vedeva più in giro. I problemi di salute l'avevano costretto a casa e chissà quanta fatica deve aver provato a rimanere seduto, inattivo, senza poter coltivare i mille interessi che hanno caratterizzato la sua vita. Parlavi di Ferigo e immediatamente associavi la sua persona al Coni. La sua carriera di dirigente iniziò nel 1944, ma quella di atleta ancora prima (nel 1939) con un saggio ginnico-sportivo. Quando lo incontravi era un fiume in piena: raccontava aneddoti sportivi e aveva soltanto l'imbarazzo della scelta, viste le sue esperienze dal pugilato alla lotta greco-romana che gli fruttarono ben 21 medaglie d'oro e una Stella d'oro del Coni. Per non parlare poi delle società sportive fondate, fra cui la federazione cronometristi. «Mi considerava un suo figlioccio. Sono davvero dispiaciuto per la sua scomparsa - racconta Giorgio Brandolin, presidente regionale del Coni -. La mia frequentazione con lui è di vecchia data, visto che risale al 1982. Sono stato consigliere quando c'era lui a guidare la giunta del Coni. Era un innamorato dello sport: di tutte le pratiche, nessuna esclusa. Un aneddoto? Potrei raccontarne mille. Mi piace ricordare l'auto con le insegne del Coni: era di sua proprietà e amava "vestirla" con gli adesivi. Ogni vigilia di Natale, poi, veniva a trovare me e la mia famiglia e mi portava un regalino: una volta un buon salame, un'altra una bottiglia di vino e via discorrendo». Ferigo organizzò gli storici incontri di lotta libera e boxe nel '46 allo stadio Baiamonti fra Carnera e Dernoldi alla presenza di oltre 20mila goriziani. Altre serate videro protagonista Luigi Musina: questi regalò proprio a Ferigo al sua cintura di campione d'Italia. Nei primissimi anni '50 Elvio (in realtà il suo vero nome è Luigi) divenne proprietario dello storico bar del palazzo Esso di piazza Vittoria ma la sua attività di organizzatore non cessò. Organizzò la prima gran fondo ciclistica internazionale Klagenfurt-Gorizia, passando per l'allòra Jugoslavia attraverso la valle dell'Isonzo. Altrettanto importanti le Gran fondo ciclistiche Gorizia-Trieste-Portorose. Elvio oggi viene ricordato con grande affetto da Mario Borghes, componente della delegazione Coni di Gorizia e della commissione tecnica giovanile. Il Comune stava organizzando un'iniziativa per consegnargli un riconoscimento ma, purtroppo, «non c'è stato tempo», sottolinea amreggiato il sindaco Romoli. «I funerali - fa sapere la moglie Lidia - verranno celebrati lunedì alle 11. La nostra intenzione è di procedere alla cremazione». Oltre alla moglie, Elvio Ferigo lascia il figlio Leonardo e i parenti tutti. Francesco Fain (ha collaborato Emilio Danelon)