Sfuma l'exploit bis alle elezioni europee

di Marco Ballico wTRIESTE Il Veneto schiera già i pezzi grossi. L'Emilia Romagna pure. Il Friuli Venezia Giulia resta invece a guardare. Al massimo si limita ai buoni propositi o a cortesi «no grazie». Sostanzialmente, la politica regionale viene tagliata fuori dalla partita delle Europee, già complicata di suo. E così, a meno che in gran segreto qualche partito non coltivi la candidatura ambiziosa (ma di chi?), all'assenza della regione nel governo Renzi si aggiungerà pure quella nel prossimo europarlamento. «Lo può fare solo Ettore», si diceva nel Pd sottolineando che il deputato triestino Rosato potrebbe avere qualche chance. Ma Ettore non lo farà. Del resto, chi glielo fa fare? Antonella Grim, la neosegretaria, parteciperà proprio domani al vertice con i colleghi coordinatori regionali Dem e il comitato organizzatore per le elezioni europee. «Un passaggio fondamentale per condividere le candidature in un collegio ampio come il nostro», fa sapere Grim. Il Pd Fvg con un nome forte in campo? «La nostra intenzione è caratterizzare in maniera significativa la presenza in lista - aggiunge la segretaria -, ma è chiaro che va fatto il confronto con le altre regioni». Un confronto con il piccolo Trentino Alto Adige, ma soprattutto con i colossi Veneto ed Emilia Romagna, che riproporrà per il terzo mandato Vittorio Prodi. Anche il Pd veneto sta già da tempo scaldando i motori. È deciso a rimettere in pista l'uscente Franco Frigo, subentrato a Bruxelles in corso di legislatura proprio a Debora Serracchiani. Coltiva l'ipotesi Flavio Zanonato, con l'ex ministro che potrebbe subito ritornare in pista. Ha pesato la soluzione Cecile Kyenge, peraltro già tramontata visti alcuni sondaggi interni piuttosto deludenti. Su tutti i nomi democratici, stando ai pronostici, spicca però quello di Paolo De Castro, probabile capolista della circoscrizione nordestina. Il docente dell'Università di Bologna, uscente in Europa (nel 2009 fu eletto nel Sud con 111mila voti), potrebbe anche aspirare al ruolo di commissario europeo all'Agricoltura. La sua presenza un mese fa ad Agriest, a Udine e Gorizia Fiere, è stata una sorta di ingresso in società. Di fronte a queste candidature, il Pd Fvg pare avere poco da opporre. Con ogni probabilità finirà con lo schierare qualche giovane da lanciare, se non un esponente della società civile. Ma i numeri di cinque anni fa, e cioè le 144mila preferenze di Serracchiani, sono evidentemente un risultato impossibile da replicare. Così come, per il centrodestra, si ritiene impensabile bissare i 47mila voti che valsero anche a Giovanni Collino la conquista di un seggio nel 2009. Ce la potrebbe fare forse Renzo Tondo, se solo ci fosse la convinzione sua e di un partito che, al di là delle parole di Sandra Savino, non sta facendo arrivare particolare sostegno all'ipotesi dell'ex governatore in Europa. «C'è ancora tempo qualche settimana per una sua risposta», comunica la coordinatrice azzurra. Ma la situazione è in stallo perché Tondo attende una sempre più improbabile chiamata di Silvio Berlusconi e senza quel lasciapassare non pare avere alcuna intenzione di bruciarsi. Tra l'altro Berlusconi sta ragionando su una squadra di fedelissimi (e certo Tondo non lo è più da un paio d'anni): a Sud dovrebbe correre Raffaele Fitto, nel Nordovest Claudio Scajola, mentre nel Nordest è quasi certa la presenza dell'imprenditore Gianpiero Samorì, l'imprenditore modenese che lanciò alle politiche 2013 i Moderati in rivoluzione e a un certo punto tirò per la giacca pure Roberto Dipiazza per un'eventuale candidatura al Parlamento. Con gli uscenti riconfermati, le liste azzurre saranno completate da seconde linee. Anche della nostra regione. Nulla di troppo diverso da quello che farà il Nuovo Centrodestra. Perché mentre il Veneto ripropone Antonio Cancian, il Friuli Venezia Giulia attende «valutazioni di livello nazionale», spiega Alessandro Colautti. Come dire che, anche in questo caso, la partita di un seggio regionale in Europa è già data per persa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA