L'abolizione del Cnel primo banco di prova

MILANO Si inizia dal Cnel. Il primo segnale della volontà di ridurre i costi della pubblica amministrazione potrebbe arrivare dall'abolizione del Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro che ha in primo luogo scopi consultivi e in subordine di iniziativa parlamentare, anche se le sue proposte legislative sono state relativamente poche. Dario Nardella, il parlamentare più vicino a Renzi, già nei mesi scorsi ha presentato una proposta di legge per la sua abolizione, anche se i tempi non saranno brevi, dato che l'organismo è previsto dalla Costituzione. L'attenzione del nuovo governo sarà concentrata sul tema delle partecipate, che nel loro insieme costano ai contribuenti circa sette miliardi di euro ogni anno. Senza una sforbiciata in questa giungla finora difficile anche solo da censire, sarà difficile trovare risorse per abbattere le tasse sul lavoro, uno dei temi portanti dell'esecutivo entrante. Gli enti locali si sono spesso protetti sotto l'ombrello delle spa locali, di frequente usandole come veicolo fuori bilancio pubblico per occultare i bilanci. Fino a quando il bubbone è scoppiato ed è risultato inevitabile chiamare in soccorso lo Stato. Sulla necessità di affrontare di petto la questione appaiono tutti d'accordo, ma non è chiaro da dove iniziare. Anche perché sugli sperperi degli amministratori e dei dipendenti delle società partecipate, i giudici della Corte dei Conti hanno le mani legate. Le ex-municipalizzate sono quasi tutte costituite nella forma di società per azioni, quindi la giurisdizione appartiene al Tribunale ordinario e solo i soci hanno la possibilità di esercitare l'azione di responsabilità per i danni provocati. Ma finora sono pochi i casi di amministratori che hanno puntato il dito verso la mala gestio di coloro che spesso hanno contribuito a designare. Secondo uno studio dell'Inps andrebbero chiuse almeno 300 partecipate, da individuare tra quelle (quasi tutte) che non erogano servizi di prima necessità in campo assistenziale o nel controllo del territorio. Di certo non sarà facile, considerate le previste resistenze degli enti locali, per i quali queste società sono uno strumento di potere e spesso un'occasione per accontentare i politici trombati. La questione ora è nelle mani del commissario alla spending review, Carlo Cottarelli. Renzi dovrebbe incontrarlo a giorni, e probabilmente gli chiederà di raddoppiare a 4 miliardi di euro i risparmi attesi quest'anno. (ldo)