«Ue meno rigida ma l'Italia non si fermi»

ROMA Privatizzazioni, spending review, rivalutazione delle quote della Banca d'Italia e rientro dei capitali esportati all'estero: se il governo andrà avanti su questi quattro punti e centrerà i suoi target di bilancio, l'Europa permetterà all'Italia di mettere in campo investimenti produttivi anche sforando sul deficit. Il commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, sbarca a Roma per una giornata e incontra il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni per circa due ore, durante un pranzo definito «informale». Dice Rehn, «sono fiducioso» che l'Italia «centrerà i suoi obiettivi di bilancio». E se le indicazioni saranno rispettate, aggiunge, «è possibile attivare la clausola di flessibilità per gli investimenti produttivi». Questo però, avverte, «adesso sta nelle mani del governo». Dal Tesoro sarebbero arrivate una serie di rassicurazioni sul fatto che la direzione su cui il governo sta lavorando è esattamente quella richiesta dall'Europa. «Almeno due delle quattro richieste di Bruxelles sono già in stadio avanzato», dicono fonti di via XX Settembre. Il decreto sulla rivalutazione delle quote di via Nazionale, già approvato dal Senato, dovrebbe passare a breve anche alla Camera, mentre il commissario alla spending, Carlo Cottarelli anticiperà il suo lavoro alla fine di febbraio. Quanto alle privatizzazioni è di due giorni fa una riunione a Palazzo Chigi del Comitato che se ne occupa e altre riunioni saranno previste a breve. Infine, dopo i colloqui con la Svizzera, riferiscono le stesse fonti, un decreto sul rientro dei capitali arriverà entro le prossime settimane sul tavolo del Consiglio dei ministri. Rehn incassa le rassicurazioni del governo e dice ai cronisti di essere «fiducioso che l'Italia rispetterà i target di bilancio». Il commissario Ue definisce «credibili» le stime sulla crescita del Pil italiano diffuse oggi dalla Banca d'Italia, ma mette in guardia sulla necessità di creare lavoro. «L'Italia deve porre un forte accento sulle riforme per riagganciare la crescita e per far aumentare l'occupazione», dice. Insomma i segnali sono positivi, «non c'è spazio per il compiacimento». Fonti di governo fanno capire che la preoccupazione è condivisa, ma che l'automatismo tra ripresa e occupazione non è così scontato.