Bersani sta meglio Renzi: «Riprenditi ti aspetto per litigare»

Bersani ha avuto un pregio, quello di apparire umano: Ti aspettiamo, non fare scherzi #forzaBersani@beppe_grillo ROMA Nessun deficit neurologico. La prognosi resta riservata, ma Pier Luigi Bersani sta meglio. Il giorno dopo la grande paura, per l'ex segretario del Partito democratico colpito da una grave emorragia cerebrale è il momento della speranza, anche se – avvertono i medici – complicazioni non possono essere escluse nei prossimi giorni. Il decorso post-operatorio comunque prosegue «positivamente», recita il bollettino medico diffuso nel pomeriggio dall'ospedale Maggiore di Parma. «Il paziente è senza sedazione farmacologica, sveglio e collaborante. Tutti i parametri vitali sono stabili e nella norma». I medici si dicono «ottimisti». Al mattino è il portavoce Stefano Di Traglia il primo a raccontare con sollievo il risveglio dopo l'operazione di quattro ore conclusa alle 22 di domenica: «Bersani è tranquillo, credo che in questo momento la sua principale preoccupazione sia la registrazione della partita Juventus-Roma, che lui stesso aveva richiesto – sorride – Non so se sua moglie ha ceduto, svelandogli il risultato». È la moglie Daniela Ferrari la prima a salutarlo al mattino assieme alle figlie, Elisa e Margherita, nel reparto di Rianimazione. È a lei che il parlamentare democratico, super tifoso bianconero, chiede notizie del match di Torino. La Tac di controllo, negativa, consente di sperare, ma le prossime 48 ore – continua a ripetere lo staff medico – saranno decisive. «È il marito che ho sempre avuto» scherza la moglie con Ermanno Giombelli, il neurochirurgo che ha eseguito l'intervento. È di buon umore anche Giombelli: «Mi ha riconosciuto, ricorda il mio nome. Non so se sia un fatto positivo o negativo. Comunque era cosciente sia prima che dopo l'intervento: ora il problema è superare la fase acuta. Le complicanze più importanti – sottolinea – sono dalla terza alla decima giornata». Sono le figlie a raccontargli dei messaggi d'affetto arrivati da tutto il mondo politico, senza distinzione di schieramenti, dai militanti, dai cittadini attraverso il telefono, i messaggi, i social network. Alle prime ore del mattino il premier Enrico Letta parla con la moglie per informarsi sulle condizioni del marito e per confermare che andrà a trovarlo presto, appena avrà lasciato la terapia intensiva. Mentre da Mara Carfagna, a Fabrizio Cicchitto, a Umberto Bossi, continuano gli attestati d'affetto verso l'ex segretario democratico, sbarca a Parma l'intero vertice del Pd, a partire dal segretario Matteo Renzi, che arriva a metà pomeriggio ed entra in ospedale da un ingresso secondario. «Gli ho portato l'abbraccio di tutto il Pd. Lo aspetto per tornare a discutere, anche a litigare – dice all'uscita – l'importante è che sia riuscito a superare questa fase, che è la più difficile. È bellissimo l'affetto arrivato da tutti, nessuno escluso. Diamogli il tempo necessario per riprendersi e tornare a combattere con la forza che lo contraddistingue». «Ci ha fatto prendere un bello spavento» commenta arrivando all'ospedale il presidente democratico Gianni Cuperlo, che al mattino è tra i primi a salutare Bersani. Prima e dopo di lui ecco il capogruppo alla Camera Roberto Speranza, il segretario regionale e componente della segreteria nazionale Maurizio Martina, e poi Davide Zoggia, Nico Stumpo. Arriva Stefano Fassina, viceministro dimissionario che con il suo addio al governo ha riacceso le polemiche interne: «Spero che Bersani torni al più presto tra noi perché abbiamo bisogno di lui. C'è preoccupazione e tantissimo affetto perché è molto amato dal popolo democratico». Ma della situazione politica non parla: «Sono qui per Pier Luigi, tutto il resto è out». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA