Crisi industriali: 70 vertenze ancora aperte

ROMA Sta per chiudersi un altro anno di crisi aziendali, ma sono tante le vertenze ancora aperte. Negli ultimi mesi 2013 sono stati firmati accordi per vicende che hanno toccato marchi storici del Made in Italy, ma per un'intesa raggiunta c'è sempre qualche altro caso che esplode. Al ministero dello Sviluppo contano 70 vertenze archiviate, ma ne restano aperte quasi 160. Il 2014 inizia così con una pesante eredità. Fra le crisi aziendali aperte c'è quella di Electrolux: il colosso svedese degli elettrodomestici a fine ottobre ha dichiarato 461 esuberi. Il gruppo ha in Italia 5 stabilimenti, che coinvolgono Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia. Gli esuberi sarebbero emersi dopo lo spostamento di linee produttive in Polonia e Ungheria. Il prossimo incontro è fissato per gennaio a palazzo Chigi. Sul fronte della siderurgia l'Ast, l'acciaieria di Terni è tornata sotto il controllo tedesco della ThyssenKrupp, che dopo 2 anni dalla vendita se ne è rimpossessata acquisendo la proprietà dalla finlandese Outokumpo. Un groviglio complesso di passaggi che richiede chiarimenti, tanto che il ministro dello Sviluppo economico Zanonato, ai primi di dicembre ha spiegato: «Bisogna capire dalla Thyssen se ha un piano industriale, la convocheremo». Sul fronte della Lucchini anche a Piombino è la siderurgia a soffrire, per garantire un futuro occupazionale e produttivo è in via di definizione un accordo di programma, ovvero un progetto, per la riconversione del sito industriale, con oltre 2 mila dipendenti, e del porto. La vicenda dello stabilimento sardo di Alcoa a Portovesme (circa 500 dipendenti) sarebbe vicina alla conclusione, ma la parola fine ancora non si può pronunciare. È in fase di definizione il negoziato per la cessione dell'impianto alla svizzera Klesch. Un incontro è previsto entro fine gennaio. Prosegue inoltre la ricerca di un nuovo progetto industriale per Irisbus, quella che era la fabbrica di pullman della galassia Fiat. Al ministero di via Veneto per la fine del prossimo mese si riuniranno tutte le parti interessate per fare il punto sulla situazione del sito campano di Valle Ufita, che occupava oltre 400 dipendenti, ora in cassa integrazione fino a giugno 2014. Fra i casi conclusi con un accordo c'è Indesit: solo qualche settimana fa è cessato l'allarme lanciato a giugno, quando furono annunciati 1.425 esuberi nei poli di Fabriano, Comunanza e Caserta. La trattativa ha portato all'accordo su un nuovo piano di riorganizzazione per la multinazionale italiana del bianco, da frigoriferi a lavatrici, che prevede una gestione morbida delle conseguenze occupazionali: niente licenziamenti, ma ricorso agli ammortizzatori sociali.