«Certezze in bilico ma c'è speranza»

Lo sguardo che in un momento difficile deve ancor più rivolgersi alla speranza; e l'appello a saper riconoscere il vero cuore del Natale. Valori eterni e temi attuali a confronto nell'omelia che il vescovo Giampaolo Crepaldi ha pronunciato in occasione della messa del giorno di Natale, nella cattedrale di San Giusto. Dominante, come ha rimarcato lo stesso presule, è nella nostra società un termine: crisi. Da questo concetto, prevedibile e atteso, il vescovo è partito per delineare uno scenario in cui crescono le insicurezze. Da qui però anche l'esigenza di riflettere sul significato della festività: «Natale è un annuncio di speranza di cui tutti avvertiamo una particolare necessità – ha esordito infatti il vescovo di Trieste – in un periodo storico che ci vede spettatori preoccupati dal venir meno di tante sicurezze. La parola crisi è infatti sulla bocca di tutti come cifra drammatica di una stagione segnata, anche nella nostra amata città, dalla esperienza amarissima di chi ha perduto il senso del vivere, sino a chi ha perduto il posto di lavoro. Senza dubbio – ha aggiunto – ci troviamo a vivere uno dei periodi storici più complessi e difficili, periodo che ci interpella in profondità». La «profondità» invocata da Crepaldi non include - né potrebbe essere diversamente - soluzioni di ordine pratico ma soltanto un respiro di fede, agganciato semplicemente alla pura interpretazione del Natale vissuto sì come festa ma soprattutto come momento non episodico di speranza: «È proprio in questo difficile contesto che giunge a noi il confortante annuncio – ha rimarcato il presule – annuncio pieno di gloria e speranza, della nascita di Gesù a Betlemme». Crepaldi ha anche citato le parole di Papa Francesco, che di recente ha affermato come «il Natale non è stata la denuncia della ingiustizia sociale e della povertà, ma è stato un annuncio di gioia. Il Natale è gioia, gioia religiosa, gioia di Dio, interiore, di luce e pace». Nel corso dell'omelia il vescovo ha anche insistito sui valori della fratellanza contro quelli - effimeri - della materialità: «Gesù ci ha manifestato un nuovo modo di esistere, indicandoci la possibilità (...) di incontrare gli altri come fratelli, di perdonare ed essere perdonati, di condividere il pane della carità amichevole e solidale». Di qui il senso della festività: «Per questo noi cristiani facciamo memoria del Natale, per questo siamo essenzialmente un popolo che ricorda, anche se continua a vivere in mezzo a tanti uomini e donne smemorati perché presi dalla preponderanza di ciò che è attuale, spesso effimero e senza un consistente futuro. Per questo noi cristiani, che celebriamo il Natale, abbiamo il sacrosanto dovere di raccontarlo ai nostri contemporanei attraverso la nostra testimonianza, il nostro annuncio, la nostra gioia». Perché «con il dimenticare la nascita di Gesù si rischia di dimenticare la propria origine e il proprio destino, restando vittime di ogni sottile alienazione umana». Un ulteriore richiamo alla viva attualità ha infine caratterizzato le frasi conclusive dell'omelia di un Natale che cerca gioia ma si deve calare in un contesto di difficoltà. In questo senso Crepaldi ha voluto riservare un augurio particolare «ai bambini e alle persone anziane», a «chi cerca Dio», ma anche «a chi è senza lavoro e si trova in difficoltà materiale e ha bisogno della solidarietà dei fratelli». Un pensiero da parte del presule anche «ai giovani affinché imparino la lezione di speranza e di tenerezza che arriva da Betlemme; alle nostre famiglie rese custodi gelose del mistero umano della vita e dell'amore autentico»; e infine «a tutta la città di Trieste». ©RIPRODUZIONE RISERVATA