Centrale di Monfalcone, diritto alla salute e al lavoro

Noi rsu dei lavoratori della centrale termoelettrica di Monfalcone riteniamo doverosi segnalare la nostra preoccupazione per le continue notizie che appaiono su alcuni organi di stampa riguardo sia alla situazione ambientale esterna e interna al sito produttivo sia al suo futuro impiantistico. La centrale certificata ISO 14000 che ne regola le procedure ambientali, ha in essere anche l'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) che ne determina il presente assetto e quello futuro. Siamo dipinti come i principali o meglio unici responsabili dello stato di salute ecologica ed epidemiologica dell'ambiente comunale, provinciale, regionale. Grazie alla tanto vituperata Aia, di cui si vuole interessare la magistratura per una sua verifica a posteriori, abbiamo visto nel 2012 la fermata definitiva di due unità produttive da 320 Mw (640 Mw totali) alimentate esclusivamente a olio combustibile: nafta per i non addetti ai lavori. La proprietà attuale A2A, dopo Enel, Elettrogen, Endesa Italia, EOn, propone di continuare la produzione termoelettrica attraverso il mantenimento delle due unità alimentate a carbone di 160 Mw ciascuna (320 Mw circa totali) ulteriormente ambientalizzate con l'inserimento del sistema di abbattimento emissioni DeNox che segue i DeSox, la triplicazione degli elettrofiltri e l'adeguamento dei sistemi di trattamento delle acque reflue di processo; sono i principali accorgimenti migliorativi che hanno interessato il nostro impianto fin dalla sua creazione. La centrale, come altre analoghe è stata costruita a ridosso di una città, ma non per questo è l'unica ad essere vicina alle case limitrofe, anche altre realtà produttive sono contermini ai centri abitati come la nostra. Siamo tutti consci della responsabilità che questo comporta, produrre energia elettrica passa attraverso un sistema complicato vasto e delicato di cui non facciamo parte. Il nostro funzionamento è regolato dal mercato attraverso la borsa elettrica gestita dal Gse e vigilata dall'Autority dell'Energia e Gas. Facciamo parte di una rete elettrica molto ramificata e in fase di evoluzione grazie alle agevolazioni (statali) del fotovoltaico che comunque non riusciranno a breve e medio periodo risolvere tutti i problemi energetici e ambientali. Una percentuale di produzione sarà anche il futuro di provenienza fossile quindi gas, petrolio, carbone, se non addirittura nucleare tramite le importazioni. Ci sarà sempre una diversificazione di approvvigionamento, che ci piaccia o no. Il nostro lavoro è quello di gestire al meglio, ai vari livelli di competenza, la nostra centrale; è un lavoro complicato con difficoltà operative in cui le capacità di ognuno sono impegnate. Potremmo dire che si sa quanto una centrale, come qualsiasi attività industriale o anche semplicemente umana, inquini: sono dati misurabili e regolamentati da una normativa sempre più rigida e verificabile. Mancano i dati su quanto inquinerebbero, soprattutto sul piano sociale ovviamente, 150-300 famiglie di eventuali disoccupati, tra occupazione diretta e indotta, nel caso il nostro impianto venga chiuso. Questo perché tra quanto scritto o deliberato da vari organi politici o imprenditoriali, che finora si sono espressi in merito alla centrale, il problema occupazionale è stato appena sfiorato e sembra che a nessuno indifferentemente se a destra, sinistra o centro interessi più di tanto. Con l'uso vagamente propagandistico della salute prima di tutto, attraverso una lettura superficiale dei dati disponibili: vedi i licheni. Posto il valore indiscutibile del diritto alla salute, il lavoro è diventato una variabile indipendente della produzione?