Cura la depressione e la memoria: lo sport fa bene al cervello

yyUn nuovo appuntamento del Teatro ragazzi della Contrada al Bobbio per una domenica mattina da favola con le loro famiglie. Per il ciclo "Ti racconto una fiaba" andrà in scena "Mare", uno spettacolo di Lia Bront con Daniela Gattorno per la regia di Annagiulia Bobbio. "Mare" è un racconto sul mare, sull'acqua e sui pesci che la popolano. Non solo, anche sugli odori, i suoni, i colori, gli uomini buffi che popolano il mare e sull'immaginazione che da sempre riesce ad alimentare. Con questo spettacolo i bambini, anche i più piccoli, si immergeranno in un'atmosfera fatta di luci e di suoni, e di tutte le meravigliose creature che popolano l'ambiente marino, con l'ausilio di alcune filastrocche che contribuiranno a rendere l'atmosfera ancora più magica. Appuntamento alle 11. Lo sport non fa bene soltanto al corpo, ma anche al cervello: un tempo ci si affidava al detto "Mens sana in corpore sano", ora ci sono ricerche, condotte nei primi anni di questo millennio che dimostrano come individui che conducono uno stile di vita attivo ottengano, rispetto a soggetti sedentari, migliori prestazioni nel ragionamento logico, la memoria di lavoro, il vocabolario e i tempi di reazione. E come anche a livello emotivo lo sport aiuti a migliorare l'umore e tenere a bada l'ansia, lo stress e la depressione. Sono queste le ragioni alla base del progetto "Sport, emozioni e cervello", iniziativa promossa dalla Sissa e sostenuta dalla Provincia che coinvolge cinque istituti superiori (Deledda, Galilei, Dante, Petrarca, Slomsek) in una serie di attività che mirano a far comprendere la forte interconnessione tra l'attività fisica, le facoltà mentali e il controllo emotivo, con l'obiettivo di facilitare l'interiorizzazione della pratica sportiva come stile di vita permanente dell'individuo. Si parte da un seminario dedicato agli insegnanti, ma i veri protagonisti delle attività sono i ragazzi: prima un gruppo di volontari, che viene guidato in attività teoriche e pratiche alla scoperta dei vari modi in cui l'esercizio fisico si dimostra cruciale nell'orientare la maniera in cui pensiamo e sentiamo. Poi sono i ragazzi stessi che, una volta apprese e sperimentate le nozioni, si occupano di fare da tutor ai propri compagni: i ragazzi che spiegano ai ragazzi non solo si responsabilizzano ma sanno anche entrare in empatia più facilmente con i loro coetanei, per cui è più semplice passare con efficacia il messaggio. Lo spiega Pamela Filiberto, della Sissa, che si è già occupata dei laboratori nelle scuole prima a Lucca, dove il progetto è partito qualche tempo fa, e poi a Trieste, nelle due scuole che lo hanno avviato, il Petrarca e lo Slomsek. Entusiasti del progetto sono i dirigenti scolastici e gli insegnanti di educazione fisica che lo hanno già sperimentato, e non solo perché «nelle scuole si parla troppo poco di sport», ma anche perché «abbiamo visto che stimola la creatività e che è graditissimo dai nostri studenti». Senza contare che, sottolinea Stefano Canali della Sissa, «informazioni radicate contribuiscono alla modifica degli stili di vita, e una vita attiva e sana aiuta a prevenire malattie che hanno un costo altissimo per il nostro sistema sanitario». Giulia Basso