OGNI MESE D'ATTESA CI VIENE A COSTARE OLTRE UN MILIARDO

Bruxelles dista 1.172 chilometri da Roma e 1.280 da Stoccolma. Più o meno, in entrambi i casi due ore di volo. Ma se misurassimo le stesse distanze in bit, l'Italia risulterebbe quasi irraggiungibile dal Belgio, mentre la Svezia starebbe dietro l'angolo, roba di cinque minuti a piedi. Per dirla più chiaramente: se il Belgio – primo sul traguardo dell'innovazione come Eddy Merckx ai tempi del grande ciclismo – ha di fatto già realizzato quanto stabilito nell'Agenda Digitale dell'Unione Europea e se la Svezia è a un passo dal raggiungerlo, l'Italia è, insieme a Romania, Grecia, Cipro e Bulgaria, tra i paesi che arrancano nelle retrovie, in un indistinto gruppone nato e cresciuto sulle rive dei mari interni. I numeri ci vengono in soccorso. Secondo l'autorevole Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, ogni mese di ritardo nell'adozione di quanto chiesto dall'Unione Europea in tema di Agenda Digitale costa all'Italia un miliardo di euro. Ossia quasi quanto faceva incassare a vituperata Imu. La fatturazione elettronica da parte delle pubbliche amministrazioni farebbe risparmiare 1,1 miliardi di euro l'anno e un sistema sanitario davvero digitalizzato ne farebbe spendere 6,5 l'anno in meno rispetto a ora. Un'agenzia veneziana, la Mm One Group, ha stilato la classifica dei paesi della Ue in base alla loro capacità di attuazione degli obiettivi dell'Agenda Digitale europea. Quel che ne emerso è, a dir poco, sconfortante. Pochi dati bastano a spiegare le ragioni della debacle: l'e-commerce italiana coinvolge a malapena il 17 per cento del mercato contro il 74 in Svezia; gli italiani che usano regolarmente Internet sono il 53 per cento, gli svedesi il 91; quelli che proprio non sanno cos'è la rete sono, da noi, il 37 su cento e solo il 5 nel paese scandinavo. Gli economisti parlano spesso di level playing field, che possiamo tradurre come "l'obbligo di dare a tutti le stesse condizioni gioco". Di solito ci si lamenta perché le regole mettono in condizioni migliori l'uno o l'altro dei concorrenti. Nel "caso digitale", il nostro paese è invece in difficoltà perché chi ci governa non l'ha messo in grado di competere con Svezia, Danimarca, Belgio, Germania. Se poi anziché prendere in esame il tasso di crescita digitale del nostro paese in toto procediamo area per area, abbiamo un quadro molto diverso. E, per alcuni aspetti, inatteso. Le regioni più "vicine" al Belgio per quanto concerne i servizi comunali sono, nell'ordine, la Toscana, l'Emilia Romagna, l'Umbria, la Val d'Aosta e la Sardegna. La più "lontana" è il Molise. Ben piazzato il Veneto, sesto, e il Friuli Venezia Giulia, nono. Ma in materia di servizi per le imprese e delle imprese, per i cittadini e dei cittadini, nessuno fa meglio del Trentino Alto Adige. Si dirà: merito dell'autonomia delle province alpine e dunque della quantità di investimenti possibili. Invece no, perché se così fosse, la superautonoma Sicilia dovrebbe essere all'avanguardia nella digitalizzazione e invece è tra quelle che si comportano peggio. La questione non è quindi di disponibilità di risorse, ma piuttosto di come vengono utilizzate e quant'è alto il loro tasso di distrazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA