La scienza delle nostre origini spiegata da Claudio Tuniz

La paleoantropologia sta facendo passi talmente rapidi che la notizia che potrebbe rivoluzionare la storia dell'Uomo è di appena 10 giorni fa. Il ritrovamento di un fossile di cranio in Georgia ha acceso un infuocato dibattito tra gli studiosi: 1,8 milioni di anni fa potrebbe esserci stata un'unica specie di uomo sul pianeta. Ecco perché la presentazione di "La scienza delle nostre origini", volume di Claudio Tuniz, Giorgio Manzi e David Caramelli, quinto appuntamento de "Il Giovedì del Libro" in biblioteca, non poteva cadere in giorni migliori. Un volume prestigioso, così come prestigioso è l'editore, Laterza, e gli ospiti in sala: Claudio Tuniz, professore di fama internazionale, attivo al centro di fisica Abdus Salam di Trieste, il giornalista e scrittore Pietro Spirito, e un cranio di Homo Sapiens, ritrovato in Marocco, che ha recentemente compiuto 160mila anni. «Grazie alle nuove tecnologie, che permettono di datare con precisione i reperti, la disciplina ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni – ha spiegato Spirito introducendo la serata – e la mescolanza con altre discipline come la fisica, ma anche umanistiche come la filosofia, è sempre più stretta». «Le frontiere sono ancora sconosciute, ma abbiamo intrapreso la strada per comprendere – ha svelato Tuniz – le nuove tecnologie, in particolare una Tac che è mille volte più potente di quella che si usa in medicina, consentono di studiare i reperti in modo non distruttivo». Un dialogo serrato e avvincente, quello tra i due studiosi, che ha ripercorso le tappe principali della storia primordiale della specie umana, dal rapporto Sapiens-Neanderthal («Non sappiamo se abbiano dato vita a incroci, di sicuro sappiamo che si sono incontrati sul pianeta, e che dall'1 al 4% del nostro Dna è Neanderthal», ha detto Tuniz), al rischio di estinzione dell'uomo quando, 74mila anni fa, eruttò il vulcano Toba ,l'attuale Sumatra, riducendo a soli 3mila esemplari i Sapiens, alla più antica otturazione della storia dell'Umanità, scoperta proprio da Tuniz. Michele Neri