Brandolin e Maran: «Ora si realizzi il Centro amianto»

di Laura Borsani Il Centro amianto, i rapporti tra la città e Fincantieri, chiamata a un maggiore coinvolgimento per affrontare le ricadute sociali che continuano a pesare sulla comunità. Il sindaco Silvia Altran ha indicato i binari da percorrere. Monfalcone attende risposte concrete, interventi pianificati e strutturati. Ma a che punto siamo e come si dovrebbe intervenire in prospettiva? I parlamentari Giorgio Brandolin e Alessandro Maran concordano che sul tema-amianto c'è ancora molta strada da fare. Sul tappeto innumerevoli aspetti, in ordine alla prevenzione e all'approccio sanitario nei confronti dei malati e degli esposti all'amianto, ma anche in relazione alla bonifica dei siti ancora inquinati. Gianpiero Fasola, primario oncologo a Udine e consigliere di "Cambiamo Monfalcone", ha presentato una mozione in Consiglio che affida un impegno preciso al sindaco e alla giunta (la richiesta all'Ass di collocare al San Polo l'Unità operativa e le attività pneumologiche aziendali), ma indica anche un percorso utile a definire alcuni contenuti realistici per il Centro amianto di cui si parla da anni. Fu proprio Fasola, nel 2002, con il Gruppo di Oncologia toracica dell'ospedale di Udine che aveva attivato il gruppo di ricerca multisciplinare Atom a mettere a punto uno studio-pilota assieme ai colleghi del San Polo e pubblicato nel 2007, sulla diagnosi precoce del tumore al polmone. Lo screening coinvolse 1000 soggetti esposti all'amianto. Lo ha ricordato l'onorevole Giorgio Brandolin, che in qualità di presidente della Provincia, allora finanziò l'avvio della ricerca, che ottenne inoltre una quota rilevante di fondi dalla Fondazione Istituto San Paolo di Torino, riconoscendone la validità: «Il Centro amianto? Certo che serve. Ma, se vogliamo, esiste già dal 2002, solo che poi è stato abbandonato», ha osservato Brandolin. La ricerca sul territorio scaturì sulla scorta dello studio Elcap, pubblicato nel '99 sulla rivista "The Lancet", in merito alla diagnosi precoce del tumore del polmone su soggetti forti fumatori attraverso una Tac a basso dosaggio di radiazioni e senza mezzi di contrasto. Le Linee Guida internazionali Nccn del 2013 riconoscono questa metodica come potenziale «buona pratica» per i forti fumatori, suggerendo la possibile estensione anche ad altre popolazioni ad alto rischio, tra le quali gli esposti all'amianto: ciò conferma la validità dello studio Atom. La procedura non ha tutte le evidenze scientifiche necessarie a renderla una pratica standard, ma rappresenta comunque un passo significativo. Non ci fu tuttavia alcun seguito. «Sulla base delle informazioni oggi disponibili - ha osservato Fasola - sarebbe ragionevole avviare uno studio più ampio, che coinvolga tutti gli esposti dell'area compresa tra Trieste ed il Monfalconese e tenga conto delle conoscenze maturate in letteratura». Il senatore Alessandro Maran ha premesso: «La sentenza pronunciata dal Tribunale di Gorizia è importante, poiché è importante un intervento del giudice a tutela delle parti offese, i lavoratori ex esposti ad amianto e i familiari superstiti. Dopo le pronunce emesse in altre sedi sui casi Fincantieri, era ora che si intervenisse per condannare i responsabili e risarcire i colpiti dalle malattie correlate all'amianto. Ma amianto - ha aggiunto - significa anche bonificare i siti inquinati, trovare luoghi e modalità di smaltimento, affrontare i problemi sanitari degli ex esposti, riconoscere e corrispondere i risarcimenti alle vittime. Tutti aspetti in larga misura insoluti. Nel 2004 nella Conferenza nazionale sull'amianto che si svolse a Monfalcone, furono indicati gli obiettivi da perseguire per la completa eliminazione della fibra dall'Italia entro il 2015». Maran quindi ha concluso: «Bisogna ora arrivare all'istituzione del Centro amianto e consolidare un rapporto nuovo con il cantiere. Gli esempi di altri Paesi europei mostrano che non c'è alcun bisogno di contrapporre salute e lavoro, diritti che possono e devono andare di pari passo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA