Funerali di Priebke sospesi, resta il caos

di Fiammetta Cupellaro wROMA Dopo il mistero, il caos. I funerali di Erich Priebke, l'ex gerarca nazista morto a cento anni a Roma, sono stati bloccati quando già il carro funebre, preso a calci dalla folla, stava per varcare la porta della cappella San Pio X ad Albano Laziale di proprietà dei lefebvriani, i padri ultraconservatori. «Il rito non è mai iniziato. Non l'ho autorizzato» ha detto l'avvocato Paolo Giachini che ha gestito la vicenda dei funerali dell'ex ufficiale Ss e ha accusato i cittadini di Albano che, con la loro protesta, hanno impedito ai parenti e agli amici più stretti di Priebke di partecipare alla cerimonia. «Si trattava di 70 persone. Il figlio era qui ma non lo hanno fatto entrare perché c'erano persone che picchiavano chi provava a varcare il cancello» ha detto il legale che dopo aver preso questa decisione ha annunciato di aver rimesso il mandato. «Adesso sono le autorità a dover uscire da questa situazione. Hanno questo cadavere, ora decidano loro cosa fare». Così la salma di Priebke, arrivata alle 17,30 davanti ai cancelli della cappella accolta dalla folla al grido di «assassino» e sulle note di «Bella Ciao», è rimasta un'intera notte all'interno della casa di proprietà dei lefebvriani in una strada di questo paese sui Castelli romani diventata teatro di scontri. Alla 21,30 dopo una giornata di tensione, alla notizia che il feretro del gerarca nazista, responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, non veniva spostato, ma rimaneva ad Albano, la folla è esplosa. Una trentina di militanti del movimento di estrema destra Militia arrivati armati di catene e con il volto coperto da caschi da moto si sono scontrati con i cittadini di Albano, paese medaglia d'argento alla Resistenza con la sede dell'Anpi intitolata proprio ad un martire delle Ardeatine, Marco Moscati. I due schieramenti che si erano fronteggiati per tutto il pomeriggio, divisi da un muro delle forze dell'ordine, in serata sono venuti in contatto. Ci sono stati lanci di bottiglie, mentre la polizia ha fatto esplodere lacrimogeni. Ma i funerali di Erich Priebke hanno scatenato anche un caos istituzionale. Nel mirino, è finito il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, a cui è toccato gestire la vicenda delle esequie dell'ufficiale delle Ss. Prima, ha acconsentito di far celebrare i funerali di Priebke nella cappella dei padri lefebvriani ad Albano Laziale, nonostante il divieto del Vaticano che le esequie del gerarca fossero celebrate nel territorio di Roma, poi solo due ore prima dell'arrivo del corteo funebre ha avvisato il sindaco della cittadina che dista solo dieci chilometri dal luogo dell'eccidio nazista e sei dalla sede papale di Castel Gandolfo. Ne è nato un braccio di ferro tra il primo cittadino di Albano che alle 16 pur di bloccare la cerimonia, in tutta fretta, ha firmato un'ordinanza che vietava il passaggio del feretro nel suo territorio e il prefetto che quindici minuti dopo l'ha revocata lasciando che il corteo funebre transitasse per le vie di Roma. «Per noi è una ferita lacerante – ha detto il sindaco Marini che con la fascia tricolore è rimasto per tutto il pomeriggio in mezzo ai concittadini che protestavano – qui vivono famiglie che hanno perso parenti alle Fosse Ardeatine e che hanno combattuto per la Resistenza». Il prefetto di Roma, dopo aver autorizzata la cerimonia, in serata l'ha sospesa. Disordini e caos. E anche mistero. Resta infatti da capire dove, dopo le esequie, verrà tumulata la salma dell'ex ufficiale Ss. Il forno crematorio del cimitero Prima Porta, dove molto probabilmente arriverà la salma, è rimasto attivo per tutta la giornata. Poi quando è arrivata la notizia che ad Albano il sacerdote si era tolto i paramenti è stato spento. Forse la salma di Priebke verrà trasferita all'alba. Forse. La gente di Albano e di Roma vuole cancellare al più presto ogni traccia dell'uomo che partecipò alla strage di 335 persone e visse fino a cento anni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA