Altran: nessun dossier sepolto in municipio

di Laura Borsani Lo studio commissionato da Enel e presentato nel febbraio del 2001 circa il monitoraggio dei metalli pesanti sul territorio monfalconese, era stato depositato in tre ministeri, Industria e Commercio, Ambiente, Salute, alla Regione Friuli Venezia Giulia, nonchè inoltrato per conoscenza al Comune di Monfalcone e alla Provincia. Lo chiarisce il sindaco Silvia Altran dopo aver eseguito assieme agli uffici una specifica verifica ricostruendo l'iter di quell'epoca: «Quel documento non era sepolto nei cassetti del Comune, era ben a conoscenza degli enti sovraordinati e competenti in materia». Spiega il contesto nel quale fu realizzato lo studio: «Era frutto delle prescrizioni disposte dal ministero dell'Industria e Commercio di allora, contenute in un decreto del 1996, e poi era stato depositato anche ai ministeri all'Ambiente e alla Sanità. I titolari della procedura di legge, pertanto, erano i tre dicasteri assieme alla Regione, cui facevano capo le autorizzazioni in ordine alla centrale. Tutti i ministeri, quindi, disponevano degli atti. Questo documento, inoltre - aggiunge -, era stato sicuramente sfruttato, come per gli altri atti e indagini susseguitisi nel tempo, per intervenire sull'impatto ambientale dell'inquinamento del territorio». La Altran poi precisa: «Riscontri dei biomonitoraggi effettuati risultano presenti anche nelle procedure successive per l'Aia riguardanti la centrale». In quegli anni, ricorda ancora, gli uffici della Regione disposero inoltre un monitoraggio ambientale distinto e parallelo riguardante tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia. C'è un altro aspetto: nell'agosto del 2001 l'allora centrale Elettrogen di Monfalcone ottenne la certificazione ambientale a livello comunitario Emas (Sistema di Ecogestione e Audit), in conformità al Regolamento europeo numero 761/2001. Allora la centrale aveva una potenza di 976 MW, composta da 2 unità da 320 MW ciascuno ad olio combustibile e 2 unità da circa 170 MW ciascuna, a carbone. Il sindaco ricorda il contesto di quei tempi, quando la centrale aveva in funzione i 2 gruppi a olio, oggi dismessi: «Si levò forte il confronto per scongiurare la ricoversione dell'impianto a "tutto carbone", dibattito che portò poi all'accordo con Endesa del 2004, legato al processo di ambientalizzazione dei due gruppi a carbone e dell'opzione–metano». La Altran continua: «Ritengo, come mi auguro, che la situazione attuale sia comunque ben diversa rispetto al 2001 circa l'impatto non solo della centrale, ma anche di altre realtà produttive, Porto compreso, e di apporti inquinanti civili, attraverso l'abbandono degli impianti di riscaldamento a gasolio e la riduzione degli scarichi delle autovetture. In questi anni, inoltre, le normative nazionale ed europea sono diventate più rigorose. Ora è necessario proseguire sollecitando i ministeri competenti a svolgere il loro compito e i dovuti controlli con la massima attenzione». Intanto, il consigliere del Pd, Giorgia Polli, interviene «di fronte alle accuse lanciate dall'imprenditore Vescovini agli amministratori del territorio senza distinzioni». E precisa: «Lo studio del 2001 non era segreto, anzi era stato oggetto di un convegno pubblico nel 2005. Ma ciò che mi preme sottolineare è che non posso accettare di essere definita un'avvelenatrice del territorio. La centrale esiste da oltre 60 anni, si sono avvicendate diverse proprietà. Abbiamo ereditato un impianto che rispetta le norme, ha tutte le autorizzazioni del ministero dell'Ambiente e, fino a prova contraria, rispetta tutti i parametri ambientali previsti. In passato c'era stata l'opportunità di avere un futuro energetico diverso, ma questo territorio aveva scelto di non coglierla». La Polli continua: «La scienza e la ricerca forniscono elementi che fino a qualche decennio fa non avevamo. C'è più consapevolezza, la certezza che questi impianti hanno un impatto drammatico sulla salute delle persone, eppure ci sono leggi che consentono a questi impianti di continuare a produrre. La centrale di Monfalcone, peraltro, è un sito di interesse nazionale, e non dipende direttamente e solo da scelte locali. È necessaria una strategia nazionale per ridurre progressivamente il carbone, calmierare i contratti di approvigionamento del gas, intervenire con una seria politica di diversificazione energetica. Resta comunque chiara la contrarietà dell'amministrazione comunale all'uso del carbone». ©RIPRODUZIONE RISERVATA