In Serbia parte il nuovo governo Dacic

di Stefano Giantin wBELGRADO Al primo ministro inglese Harold Macmillan bastarono poche ore, un colpo di mano in una notte battezzata «dei lunghi coltelli» dai suoi critici, per stravolgere il suo gabinetto, nel lontano 1962. Alla Serbia sono serviti invece più di due mesi per conoscere la squadra dei ministri che guideranno il Paese, dopo il travagliato rimpasto che ieri, finalmente, si è avviato a conclusione. Rimpasto segnato da un lungo "ribilanciamento" di potere tra i due più grandi partiti che compongono la maggioranza, i progressisti (Sns) del vicepremier Aleksandar Vucic e i socialisti (Sps) del primo ministro, Ivica Dacic. Dacic che ha ieri ufficializzato i nomi dei nuovi giocatori che formeranno la rinnovata squadra di governo. Squadra che, oltre al "baby ministro" delle Finanze, Lazar Krstic, vedrà giocare nelle sue file anche un'altra giovane promessa. Promessa, già mantenuta, dello sport, il campione di pallanuoto Vanja Udovicic, classe 1982, trionfi di squadra e agli Europei, argento alle Olimpiadi di Atene, una carriera prestigiosa tra il Partizan di Belgrado, la Posillipo di Napoli e la ligure Pro Recco. Udovicic che sarà ministro dello Sport e della Gioventù. E un ministro dal triplo passaporto. Nato nell'allora Jugoslavia, da padre istriano e madre serba, un nonno italiano, Vanja ha anche il passaporto croato e quello del Belpaese. Accanto a Udovicic, altri nove volti nuovi. Tra i più interessanti, Sasa Radulovic, prossimo ministro dell'Economia, economista e uomo d'affari di successo, in passato critico acerrimo della "partitocrazia" di Belgrado. Alla Cultura andrà invece Ivan Tasovac, direttore della Filarmonica di Belgrado, in quota socialista. Migliorata la qualità dell'esecutivo? «Difficile parlare del valore delle persone che non si conoscono» perché politicamente mai attive prima d'ora, risponde l'analista Milan Nikolic. Di certo «alcune, come Tasovac, sono aggiunte molto qualificate, anche se è un'altra questione vedere se sarà in grado di fare i conti con i problemi della cultura», da ministro. Il perché di tutti questi cambiamenti? Quello di facciata, l'esautorazione al vertice dei ministeri dei politici meno competenti. Il motivo principale, che «Vucic e il suo partito volevano più controllo sul governo», un governo forse a termine. Dopo il test del voto locale in Kosovo, le elezioni anticipate in Serbia potrebbero infatti esserci già in primavera, dopo l'avvio dei negoziati d'adesione all'Ue. E Vucic, al prossimo round, sarà sicuramente premier, prevede Nikolic. Nel frattempo, quello presentato ieri sarà il «governo del futuro», ha promesso Dacic nel suo discorso al Parlamento. Un esecutivo rinnovato, la rassicurazione che si batterà con maggior efficacia per «una Serbia più moderna, più efficiente, più giusta e rispettata e più ricca». Esecutivo con molti «nuovi membri, di cui la metà non appartenenti ad alcun partito politico». Esperti di livello, ha aggiunto il premier, che dovrebbero permettere a Belgrado di non perdere altro tempo e di cogliere l'occasione decisiva, fondamentale per la Serbia, quella dell'integrazione europea. Dopo l'apertura dei negoziati di adesione, il «grande viaggio» verso Bruxelles deve continuare, ha tracciato la rotta il leader socialista. Ma nel frattempo la Serbia deve fare i conti con l'economia. In agenda, quattro "principi" cardine, «assistenza sociale» minima per tutti, «consolidamento delle finanze pubbliche», «corporativizzazione dell'economia» e nuovi leggi più avanzate. «La Serbia oggi ha bisogno di tutto e ne ha bisogno subito», deve «giocare per vincere», gli slogan lanciati ieri da Dacic. Oggi – salvo ritardi – il voto di fiducia ai nuovi ministri. E i titoli di coda alla telenovela rimpasto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA