Stop ai lavoratori croati anche da Parigi

Si addensano le nubi foriere del rimpasto di governo in quel di Belgrado. Le ultime conferme sono arrivate per bocca del vicepremier serbo, Aleksandar Vucic, che ha anticipato che l'esecutivo sarà sottoposto a verifica entro il prossimo 27 luglio. Focus del rimpasto, «l'economia», ha suggerito Vucic, facendo intuire che nel mirino si trova sicuramente l'attuale ministro dell'Economia e delle Finanze, Mladjan Dinkic (foto), mentre si rincorrono le voci di una possibile "scissione" del suo dicastero, da bipartire tra Economia e Finanze. Obiettivo dei cambi al vertice, ha poi affermato Vucic, dare slancio alla ripresa economica in Serbia dato che in questo senso sono stati fatti «piccoli passi insufficienti». Il vicepremier ha infine tolto definitivamente dal tavolo l'opzione elezioni anticipate. Questo perché il governo Dacic ha come fine ultimo «la stabilità» politica del Paese balcanico, ha assicurato il leader dei Progressisti serbi. (s.g.) di Stefano Giantin wBELGRADO Non ci sarà alcun esodo di lavoratori, assicurano politici locali, studi e sondaggi. Ma nell'Europa della crisi economica e sociale in tanti non si fidano e preferiscono evitare qualsiasi problema. E così anche la Francia ha deciso. Stop ai croati, dal primo luglio a tutti gli effetti cittadini dell'Unione europea, che vogliano cercare lavoro in territorio transalpino. Come nel caso di bulgari e romeni, stessa sorte dunque anche per gli abitanti di Zagabria, Spalato e Ragusa. Parigi ha deciso infatti di adottare «misure restrittive» per i croati che volessero lavorare in Francia, ossia l'obbligo di «essere in possesso di una carta di soggiorno» e di una «autorizzazione di lavoro», si specifica su Service-Public.fr, il sito ufficiale dell'amministrazione pubblica francese. Se le restrizioni per romeni e bulgari cadranno a partire dal 31 dicembre 2013 – e così gli abitanti di Sofia e Bucarest «beneficeranno della stessa libertà di circolazione» di tutti gli altri cittadini Ue -, per i croati l'"embargo" francese durerà invece «come minimo fino al 30 giugno 2015» e potrà «essere prolungato per altri tre anni», fino all'estate del 2018. Ed eventualmente per ancora 24 mesi, sempre che «la situazione» relativa alla «disoccupazione in Francia lo giustifichi», aggiunge la nota. Francia che così, malgrado i calorosi abbracci tributati alla Zagabria entrante nell'Ue da tutti i membri dell'Europa che conta, si unisce a un "gruppone" di Paesi europei che sembrano non fidarsi delle non buone condizioni economiche della Croazia, temendo una fuga verso lidi più felici, almeno sulla carta, dei lavoratori locali. Gruppo che finora comprende, ricorda l'agenzia di stampa croata Hina, «Germania, Austria, Paesi Bassi, Cipro, Gran Bretagna, Slovenia, Belgio, Spagna e Lussemburgo». Naturalmente, specifica la Hina, Zagabria ha sempre «il diritto di reciprocità», ossia quello di imporre restrizioni simili a cittadini Ue dei Paesi sopra riportati che vogliano cercare impiego all'interno dei confini croati. Confini, il nuovo "limes" dell'Ue a sbarrare la strada al resto dei Balcani, che da due giorni hanno cominciato a produrre i primi temuti problemi. Problemi che si sono registrati in particolare alla dogana tra Croazia e Serbia a Batrovci-Bajakovo, dove in due giorni si è formata una colonna di camion che ha raggiunto in alcuni momenti i 15 chilometri. Tutto a causa di una falla nel sistema informatico doganale installato in Croazia, che ha impedito ai doganieri di Zagabria di smaltire il traffico di Tir, rimasti fermi sul versante serbo. Circa 1.200 camionisti, con i nervi a fior di pelle, sono così stati costretti ad attendere sotto il sole, in coda, che il problema venisse risolto. Ma il collo di bottiglia, tra Serbia e Croazia-Ue, ancora resiste, mentre tonnellate di derrate alimentari trasportate dai Tir rischiano di dover essere gettate tra i rifiuti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA