Taglio del 40% agli stipendi di Palazzo

di Marco Ballico wTRIESTE Forse è imposto dal decreto Monti, e non se ne può proprio fare a meno, ma il dimagrimento degli stipendi della Casta è operazione avviata. In un clima che i protagonisti, ieri mattina a Udine, descrivono come «collaborativo». E con qualche numero già sul tavolo: l'indennità di carica che oggi vale 10.291 euro si ridurrà del 40% e scenderà al livello di quella di un sindaco di città capoluogo. «Una discussione aperta, un ottimo inizio», è il primo commento di Debora Serracchiani. L'input arriva da Roma, dalla legge 213 del dicembre 2012, e dal conseguente recepimento della Conferenza Stato-Regioni che ha indicato le amministrazione più virtuose: Umbria, Emilia Romagna e Abruzzo. Serracchiani, mirando al primato, propone per il Friuli Venezia Giulia un'indennità di carica mensile di 6.135 euro lordi. «Siamo credibili, lavoriamo con onestà e trasparenza», assicura la presidente al termine di un vertice con i capigruppo assieme all'assessore Gianni Torrenti e ai presidenti del Consiglio Franco Iacop e della quinta commissione Vincenzo Martines. La cifra di partenza è fissata. Il resto, fa sapere Iacop, verrà approfondito venerdì prossimo in una seconda tappa. Ma i tempi non si allungheranno: «L'obiettivo è arrivare alla definizione di un progetto di legge e di andare in aula a fine luglio». Al di là della proposta sulla «carica», va definita anche la partita dei rimborsi. Tenendo conto del tetto massimo imposto dal decreto nazionale: 11.100 euro lordi mensili. Ci sarebbe spazio, sulla carta, per non meno di 5mila euro aggiuntivi allo stipendio base, ma la linea è di scendere, e non di poco, rispetto alla situazione attuale che prevede un rimborso vitto di 735 euro e uno per l'uso del mezzo privato fino a 3.249 euro. In attesa di quantificare il peso dell'esercizio del mandato, si pensa di prevedere una voce onnicomprensiva, cercando in qualche modo di tutelare chi, per questioni di distanza da Trieste, è costretto a spese maggiori. Tutti d'accordo, a quanto risulta. «Non c'è tempo né clima per scherzare», sintetizza Igor Gabrovec. «Siamo già virtuosi, ma non possiamo accettare una visione notarile della politica», aggiunge Alessandro Colautti, con Roberto Dipiazza che insiste sull'urgenza di valorizzare il merito, Mara Piccin che auspica «un lavoro di squadra di maggioranza e opposizione» e Giulio Lauri che approva anche «scelte simboliche per restituire dignità alla politica». Mentre Cristiano Shaurli, capogruppo del Pd, sottolinea: «Siamo alle prese con una riforma che dovrà vedere una fortissima condivisione delle forze politiche». Una condivisione che arriva pure dal Movimento 5 stelle (proprio ieri i due deputati Prodani e Rizzetto hanno restituito oltre 15mila euro di diaria dei primi mesi da parlamentare come da promesse pre-elettorali) anche se il fronte grillino vorrebbe una cura più drastica. Elena Bianchi, la capogruppo, insiste infatti sul tetto dei 5mila euro lordi mensili per gli eletti e rimborsi documentati non superiori ai 2mila euro. «La nostra proposta di legge supera le disposizioni nazionali – spiega Bianchi –. Al momento siamo comunque contenti che il tavolo abbia iniziato a lavorare. Vigileremo affinché i tagli vengano effettuati veramente». Nella proposta stellata si punta anche a trasformare l'attuale indennità di fine mandato in trattamento di fine rapporto da lavoro dipendente e a estendere la forma contributiva del trattamento pensionistico dei consiglieri in sostituzione del vitalizio. Pare in realtà che la forma contributiva non convinca nessuno. E che il vitalizio finirà con l'essere realmente abrogato. Per i rimborsi ai gruppi non ci dovrebbero essere novità rispetto al decreto Monti che stabilisce per ogni consigliere 5mila euro l'anno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA