La croata Agrokor conquista Mercator Lubiana: una sconfitta

di Mauro Manzin wTRIESTE L'accordo per la vendita del 53% delle azioni della catena alimentare slovena Mercator all'azienda croata Agrokor è stato siglato nella tarda serata di venerdì. Il prezzo di vendita è stato stabilito a 120 euro per azione, il che significa una spesa di circa 240 milioni di euro per l'acquirente. Dopo la firma dell'accordo, il Ceo Agrokor Ivica Todorovi„ ha assicurato che non taglierà i posti di lavoro e che la nuova acquisizione migliorerà la competitività di Mercator sul mercato regionale e in quello europeo. A vendere la quota del 53%, stando al quotidiano economico Finance, un consorzio di 12 azionisti con a capo il gruppo Pivovarna Laško (Union 12,33%, Pivovarna Laško 8,43% e Radenska 2,57%). Tra i più importanti azionisti che hanno aderito al consorzio anche la Nova Ljubljanska Banka (Nlb col 10,75%, Nova Kreditna Banka Maribor (Nkbm col 5,24%), Hypo banka (4,4%) e inoltre, con quote meno sostanziose Nfd e Nfd holding, Gorenjska banka, Banka Celje, Prvi faktor e Banka Koper (gruppo Intesa-SanPaolo) Gli altri grandi azionisti di Mercator, che, da quanto riportato dai media sloveni, non sono entrati nel consorzio, sono Societe Generale, Splitska banka (10,17%) e Unicredit Banka Slovenia (8,01%). Agrokor aveva già più volte tentato la scalata a Mercator: l'affare non è andato mai a buon fine soprattutto per le divergenze tra gli azionisti, membri del consorzio di vendita. In una delle scalate precedenti l'Agrokor aveva offerto fino a 221 euro per azione, quasi il doppio della valutazione attuale. La vendita si era fatta sempre più necessaria soprattutto per le aziende e le banche slovene, che hanno problemi di indebitamento. Il gruppo Agrokor più Mercator avrà 60mila dipendenti, un fatturato annuo di 7 milairdi di euro con complessivi 2620 punti vendita sul territorio. Partita chiusa dunque? Non proprio. Se i quotidiani croati danno la notizia in prima pagina usando toni trionfalistici lo stesso non avviene in Slovenia dove la vendita di Mercator è vista come una sorta di sconfitta nazionale e interpretata come un ulteriore lembo della slovenità che passi in mani straniere. In effetti ci sono ancora alcune nubi oscure all'orizzonte. Innanzitutto l'esposizione obbligazionaria di Agrokor pari a 3,2 miliardi di euro che la società croata dovrà restituire entro il 2016. Poi bisognerà attendere la luce verde da parte dell'Agenzia slovena per la concorrenza. La quale ci ha messo più di sei mesi per bloccare la fusione tra la holding Slovenske elektrarne (energia) ed Elektrom Maribor (energia) in quanto la nuova realtà societaria avrebbe controllato dal 38 al 45 per cento della piccola distribuzione dell'energia in Slovenia. Da rilevare che se l'Agenzia per la concorrenza dovesse stoppare l'acquisto di Agrokor la stessa potrà recedere dal contratto senza alcuna penale. Stesso rischio Agrokor lo corre in Serbia. Attualmente la società croata attraverso la rete commerciale Idea occupa il 13,6% del mercato serbo. Con l'acquisizione di Mercator e quindi anche della sua rete commerciale in Serbia (Familija market) supererebbe quota 30% collocandosi appena alle spalle della belga Delhaize con i suoi Maksi e C Market. La normativa serba vieta concentrazioni uguali o superiori alla quota del 40% del mercato, ma non è escluso che l'Agenzia serba per la concorrenza possa esprimere valutazioni poco favorevoli ad Agrokor. Sul piano politico da segnalare che l'affare avviene con la benedizione del governo Bratušek e, guarda caso, dalla vendita ben 7,3 milioni di euro finiranno nelle tasche dell'azionista di Mercator Zoran Jankovi„, attuale sindaco di Lubiana e padre fondatore del partito della premier. ©RIPRODUZIONE RISERVATA