Una "bad bank" per salvare la Slovenia

Secondo l'ultimo report sulla Slovenia di Intesa San Paolo il sistema bancario ha subito una contrazione del totale degli attivi del 6% nel 2012. Le banche slovene hanno chiuso l'esercizio in perdita, per il terzo anno consecutivo con un risultato ante imposte pari nel complesso a una perdita di 664 milioni di euro, soprattutto a causa delle perdite su crediti e degli accantonamenti che sono stati pari a 470 milioni di euro. In particolare, la contrazione degli impieghi (-5,1% nel settore privato) ha subito un'accelerazione negli ultimi mesi dell'anno, anche per effetto di un incremento delle perdite su crediti. Le sofferenze hanno raggiunto i 7 miliardi di euro ovvero pari al 14,4% degli impieghi (dall'11,2% nel 2011), ma al 20,5% nelle tre maggiori banche dove circa 1/3 degli impieghi alle imprese è in sofferenza (fonte Fmi). Nel corso dell'anno sono diminuiti sia gli impieghi alle famiglie (-1,9%) sia soprattutto quelli alle imprese (-6,5%). Intesa in Slovenia controlla Banka Koper. di Piercarlo Fiumanò wTRIESTE Una bad bank per la Slovenia. Il nuovo governo di centro-sinistra nominato la scorsa settimana ha annunciato che applicherà un testo approvato l'anno scorso che prevede la creazione di una bad bank dove concentrare i titoli illiquidi delle banche statali slovene, emendandolo per rafforzare i poteri della banca centrale. Le stime indicano in quattro miliardi l'entità del probabile piano di ristrutturazione bancario, fra ricapitalizzazione degli istituti e la creazione della bad bank cui conferire i prestiti incagliati. Si pensa a un piano da quattro miliardi da reperire sui mercati internazionali, anche negli Usa dove l'ultima emissione slovena, 2,25 miliardi di dollari, risale allo scorso ottobre. Uno scenario complicato a meno di dieci anni dall'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea nel 2004 (l'euro è stato adottato nel gennaio 2007). Qui siamo di fronte a un settore bancario di dimensioni ridotte rispetto a quello di Cipro dove le attività  bancarie sono pari al 710% del Pil mentre in Slovenia incide «solo» per il 145%. Tuttavia il nodo centrale è costituito dai numerosi asset tossici nella pancia delle banche slovene che secondo molti osservatori hanno contaminato il sistema finanziario. Le banche italiane complessivamente hanno impiegato qui circa 7,6 miliardi, più del 20% del Pil del Paese (per fare un termini di paragone 1,3 miliardi è il totale dell'esposizione degli istituti italiani a Cipro). La politica creditizia espansionistica avvenuta fra il 2004 e il 2008, nell'era del denaro facile e sull'onda dell'ingresso in Eurolandia, hanno spinto il sistema finanziario sloveno nelle spire di una speculazione che poteva agire indisturbata. La Grande Crisi ha messo in evidenza così una realtà fino a quel momento insospettata. Per la Banca centrale slovena «sono problemi che possono essere gestiti» tuttavia le cifre della crisi bancaria sembrano andare in un'altra direzione. In Slovenia il rapporto tra depositi e prestiti è molto più elevato, pari al 153% rispetto al 105% di Cipro. Le sofferenze hanno raggiunto i 7 miliardi, il 14,4% degli impieghi e il 18% del Pil. Nel 2012 le banche slovene hanno registrato una perdita totale di 664 milioni di euro, 67 in più del 2011. Dopo Cipro potrebbe così toccare alla Slovenia dover gestire un sistema bancario sull'orlo del precipizio, la fuga degli investitori e l'inevitabile richiesta d'aiuto all'Europa. Un pesante campanello d'allarme sui mercati è stato lanciato nei giorni scorsi da Timothy Ash, analista della Standard Bank: «Sembra sempre più probabile che al Paese servirà un salvataggio». Gillian Edgeworth, analista di Unicredit, ha spiegato che «gli sviluppi a Cipro hanno creato preoccupazione per l'accesso della Slovenia al mercato degli eurobond nei prossimi mesi, mentre il Paese cerca di ricapitalizzare le banche» e sciogliere il legame incestuoso banche-Stato che vede le prime (spesso sovraesposte proprio verso aziende a controllo pubblico) comprare titoli pubblici, per poi essere salvate proprio dallo Stato. Ma oggi lo Stato è costretto a intervenire per salvare le banche. Ad esempio la banca belga Kbc ha venduto il 22% del suo capitale di Nova Lubianska Banka per 2,765 milioni di euro allo Stato sloveno che ora controlla il 61,16%. Non è un caso che le istituzioni internazionali tengono d'occhio la situazione: nei giorni scorsi Pier Carlo Padoan, capo economista dell'Ocse, ha detto di non prevedere un contagio da Cipro all'Italia o alla Spagna, mentre «la Slovenia è un caso diverso e richiederà attenzione». I mercati sono in stato d'allerta, con lo spread che ha terminato la settimana ben sopra i 400 punti base e un rendimento dei titoli pubblici decennali già salito al record del 6,382%. Nova Ljubljanska, la banca maggiore del Paese (a controllo pubblico) ha perso 305 milioni di euro nel 2012, quarto anno consecutivo in rosso. La seconda banca del Paese, Nova Kreditna Banka Maribor, 205 milioni di rosso lo scorso anno, è stata fra le quattro banche che non hanno passato gli stress test europei e di recente ha deciso una ricapitalizzazione da 100 milioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA