FoodCast, un ricco archivio di foto per fare ricerca sul cibo

Si chiama Frida il database di immagini per fare ricerca sui comportamenti e le decisioni alimentari creato alla Sissa di Trieste. Si tratta di uno strumento accessibile a tutti, pubblicato sulla rivista Human Frontiers in Neuroscience, che sarà utile alla comunità internazionale di scienziati che studiano il cibo. «Perché una mela rossa e una pasta al pomodoro sono più attraenti di una mela verde e una pasta al pesto?». Questo è il tipo di domande che si pone un neuroscienziato quando indaga come il nostro cervello processa l'informazione visiva relativa al cibo. Per questo tipo di ricerche è fondamentale avere immagini appropriate e per questo scopo è nata Frida, il database di immagini creato dal progetto FoodCast. Nel campo della ricerca pubblica, infatti, questo tipo di database di stimoli sperimentali sono pochi, male aggiornati, parziali e poco flessibili (mentre ne esistono molti prodotti dalle aziende alimentari che però non sono accessibili pubblicamente). Data la crescente importanza della ricerca che ruota intorno al cibo, nel caso specifico quella sui processi cognitivi che stanno alla base delle nostre scelte e comportamenti alimentari, archivi come Frida sono uno strumento importante. L'archivio è stato messo a punto per incontrare i bisogni della comunità scientifica internazionale da Raffaella Rumiati della Sissa di Trieste, e dal suo team, Francesco Foroni, Giulio Pergola e Georgette Argiris che hanno eseguito una serie di test su 76 individui, giovani e in buona salute. Il database contiene immagini di diverse categorie: cibo naturale (per esempio una fragola), cibo trasformato (patatine fritte), cibo guasto (una banana marcia), e via dicendo. Queste immagini saranno usate nell'ambito delle ricerche del progetto ma potranno anche essere usate da chiunque ne abbia bisogno, come neuroscienziati e psicologi cognitivi, ed è disponibile gratuitamente sul sito di FoodCast. Il progetto di ricerca è finanziato da Regione Lombardia, da Mipaf e Ismea, che vede la Sissa capofila, ma che coinvolge anche altri atenei italiani: l'Università degli Studi di Milano, l'Università di Bologna Alma Mater e l'Università degli Studi di Perugia. Quattro gli obiettivi principali: definire la rete di soggetti attivi e passivi interconnessa alla produzione e trasformazione di una "commodity"; realizzare modelli quantitativi di previsione e analisi del rischio nei mercati alimentari; creare una scala cognitiva del valore del cibo, e verificare la sua evoluzione in caso di crisi sanitaria e finanziaria; costruire una metodologia di analisi qualitativa che consenta di prevedere possibili scenari distanti nel futuro.