E Pasolini commentò: «I Beatles, privi di fascino»

ROMA Mentre nel mondo scoppiava la Beatlemania, la stampa italiana guardava al fenomeno dei Fab Four con viva apprensione o con ironia. Il settimanale Epoca, ad esempio, titolava «È accaduta una disgrazia? No, sono arrivati i Beatles!», mentre Vera Spinelli su Noi Donne li presentava come «i matti canori». Esce per Arcana "The Beatles in Italy" di Franco Brizi e Maurizio Becker, che spiega chi favorì il lancio dei Beatles in Italia e racconta anche dei molti giornalisti ed etichette che non credevano nel boom della band. Ma anche il ruolo di Peppino di Capri nel successo italiano del gruppo, e il fatto che in Italia il primo singolo Love me do non uscì mai. Nelle 240 pagine a colori c'è una selezione degli articoli e delle immagini pubblicate sui periodici italiani di musica tra il 1964 e il 1969. Ciao Amici, Big, Qui Giovani, Tuttamusica, Ciao 2001 erano riviste popolarissime che i ragazzi dell'epoca acquistavano in edicola per conoscere in anteprima l'ultimo disco a 45 giri dei Beatles e per sapere cosa stavano combinando i quattro di Liverpool. Ma è incredibile come la discografia italiana assistette scettica ai primi successi di Paul, John, George e Ringo, mentre la stampa «istituzionale» fece muro paventando una «calata dei barbari». Persino un pensatore libero e progressista come Pier Paolo Pasolini in quei giorni dichiarava tutto il suo scetticismo: «Non mi so spiegare il successo dei Beatles. Questi quattro giovani completamente privi di fascino che suonano una musica bellina». Poi, finalmente, a marzo 1966 «lo schizzinoso Radiocorriere Tv si decide a dedicare ai Beatles una copertina», si sottolinea nel libro. A capire invece subito la portata del fenomeno è Gianni Minà. E, tra gli artisti, Fausto Leali e Peppino Di Capri. Quest'ultimo era la star dell'etichetta Carish, che distribuiva in Italia anche i cataloghi Odeon e Parlophone, due marchi storici divenuti di proprietà della Emi. E proprio mentre il giovane Di Capri svettava in classifica con singoli come Speedy Gonzales e St. Tropez Twist, nel Regno Unito usciva un 45 giri destinato a cambiare il corso della musica pop, e non solo: Love Me Do. È lo stesso Di Capri a raccontare nel libro: «Vedevo questi dischi circolare sulle loro scrivanie senza che nessuno si decidesse a pubblicarli e gli dicevo "che aspettate?". Fu quando li misi sotto pressione che si decisero a fare uscire i primi dischi. Anche Girl stava lì, in mezzo a una pila di dischi inascoltati. Allora la presi e la misi sul giradischi. Il direttore artistico mi disse "la faccia lei allora"». Per questo la versione italiana uscì sul mercato tre o quattro mesi prima di quella dei Beatles. Così amati, ma così incompresi.