Il capotreno del kaiser prese casa a Gorizia

Gorizia città di pensionati, lamentano i tanti che non appena alzano il volume della radio, si ritrovano la casa accerchiata dalle forze dell'ordine chiamate dai vicini. Che la nostra sia una città per pensionati non è una novità, anzi, pare quasi sia nata tale. All'epoca della AU, arriva a Gorizia Carl von Czoernig (1804-1889), pensionato illustre, già dirigente della Statistica imperialregia, che col suo libro "Das Land Görz und Gradisca" uscito a Vienna nel 1873, coniò per la nostra città la definizione di "Nizza austriaca", per via del fatto che si trovava nei territori più a sud dell'Impero, con un clima mite, per di più senza le asprezze della terribile bora che ogni tanto colpisce Trieste. Arrivano così molti funzionari di rango in quiescenza, di capacità economiche considerevoli, che si fanno costruire una bella villa per trascorrervi la pensione. Tra i tanti, come racconta Paola Predolin sul numero di Isonzo-Soca tra poco in edicola, Claudius von Klaudy (1833-1903), il "Lokomotivführer" di sua maestà Francesco Giuseppe, che utilizzava il treno per visitare le città dell'Impero, godendo della premurosa attenzione dedicatagli, divenute ormai leggenda: «a esempio alle 5.30 della mattina - il momento della toilette dell'imperatore - il treno rallentava la sua corsa, procedeva quasi a passo d'uomo per permettere al kaiser una perfetta rasatura. La sua presenza discreta e rassicurante era quella di un vero angelo custode: "Quando Klaudy conduce il treno, allora l'imperatore può dormire tranquillo" era la voce corrente e nei resoconti dei viaggi imperiali i giornali dell'epoca non mancavano mai di sottolineare che la supervisione del treno spettasse sempre al Hofrat Ritter von Klaudy». Il capotreno arriva a Gorizia dopo 50 anni di attività e si fa fare non una casa ma due vicine, ambedue esistenti ancora oggi in via don Bosco, ai numeri 20 e 28 (nella foto). Come racconta David Kožuh nella sua tesi "Ville a Gorizia dal 1850 al 1900", scelse Pietro Aviani quale progettista dei due edifici, senz'altro per il fatto che l'architetto aveva già costruito altre belle case in città. L'architetto conclude i due progetti nel settembre del 1897, ottiene la licenza edilizia nell'ottobre e porta a completamento i due edifici nel settembre dell'anno successivo. Il motivo della realizzazione di due case, è ancora oscuro. Certo è che il Klaudij andò ad abitare nella seconda, quella più carina al numero 28, mentre l'altra pare più adatta ad appartamenti, forse di parenti o servitù. La villa, caratterizzata da pregevoli decorazioni in terracotta, era dipinta del medesimo colore rossiccio, fino alla sua ristrutturazione avvenuta pochi anni fa, che ha privilegiato il bianco e il grigio e che ha definitivamente trasformato l'asseto unifamiliare in casa da appartamenti, di certo stile. Il Klaudij non godè a lungo della pensione a Gorizia e neppure della nuova casa, ereditata dalla vedova Giuseppina Waginger e poi da numerosi eredi residenti a Vienna, che la cedettero nel 1921 alla baronessa Elisabetta Tacco di San Floriano. Diego Kuzmin