Fallito il colosso Primorje

di Christian Seu I morsi della crisi si fanno sentire indistintamente anche nel Goriziano sloveno, spesso additato come ideale modello di sviluppo economico al di qua del confine. Neppure il comparto edile, tra i fiori all'occhiello della Goriska, è stato risparmiato dal clima di pesante incertezza economica che avvolge l'Europa, con gravi ripercussioni soprattutto in ambito occupazionale. A fare rumore, nei giorni scorsi, è stato il tonfo della Primorje, colosso delle costruzioni con sede ad Aidussina: giovedì scorso il Tribunale distrettuale di Nova Gorica ha avviato la procedura fallimentare dell'azienda edile e di due società satellite, la Primorje Autoservis e la Primorje Instalacije. 700 lavoratori sulla strada Eppure i vertici dell'azienda le avevano tentate tutte per evitare il fallimento. Già nel settembre del 2010, messo di fronte al rischio del crack, il consiglio d'amministrazione si era visto costretto a far partire oltre quattrocento lettere di licenziamento. Con un buco di oltre 300 milioni di euro, già due anni fa Primorje si è trovata nelle condizioni di dover bussare alla porta degli istituti di credito (Nkbm, Abanka, Banka Koper e Nlb), ottenendo la liquidità necessaria per scongiurare il peggio. Insufficiente la boccata d'ossigeno: lo scorso 5 giugno i 750 lavoratori (appena nel 2005 erano tre volte tanti) hanno presentato formale istanza di fallimento della società, recepita nei giorni scorsi dal Tribunale di Nova Gorica. Gli addetti della Primorje rischiano ora di rimanere con il cerino in mano, senza aver ancora percepito lo stipendio di maggio: la speranza delle rappresentanze sindacali è che una parte dei lavoratori possa essere assorbita dalle ditte della Goriska che per anni hanno lavorato in subappalto con Primorje. Dai casinò alla Villesse-Gorizia Nata nel 1946 con l'obiettivo di contribuire alla ricostruzione post-bellica nella valle del Vipacco, Primorje ha sede ad Aidussina, ad appena venti chilometri dal confine italo-sloveno. A partire dagli anni Sessanta, il colosso sloveno dell'edilizia si è specializzato nella realizzazione di prefabbricati in calcestruzzo: un business che ha permesso all'azienda di conquistare anche i mercati esteri, allargando il proprio portfolio a clienti italiani, austriaci e tedeschi, con commesse ottenute anche in Algeria, Libia e Giordania. Primorje si è occupata della costruzione a grezzo, per conto di Hit, del Casinò Perla di Nova Gorica: proprio nella parte nuova di Gorizia, a un tiro di schioppo dal confine e dalla stazione della Transalpina, è stato eretto non più tardi di tre anni fa il grattacielo Cedra, dodici piani dalla caratteristica forma asimmetrica. Tra le infrastrutture viarie più importanti realizzate di recente, la superstrada Razdrto-Vipava e una serie di viadotti sulla principale autostrada slovena, la A1 Maribor-Lubiana-Capodistria. Due anni fa Primorje ha inoltre vinto un appalto per la fornitura del calcestruzzo necessario alle opere propedeutiche per l'intervento di trasformazione in tratto autostradale della Villesse-Gorizia. La crisi in Slovenia Che il comparto edile della vicina Repubblica non goda propriamente di buona salute lo dicono i freddi numeri. Lo scorso anno il settore era indebitato per complessivi 2,44 miliardi di euro: una cifra enorme, ascrivibile in buona parte ai passi indietro sugli investimenti compiuti dal Governo di Lubiana sul terreno delle infrastrutture stradali. Dopo aver puntato senza indugi su imprese locali, affidando le commesse quasi esclusivamente ad aziende autoctone, lo Stato ha scelto di ridimensionare i progetti, mettendo in difficoltà i costruttori. Questi, inevitabilmente, si sono trovati in difficoltà nel rispettare gli impegni presi con lavoratori e ditte subappaltatrici. Un corto circuito che ha generato una contrazione del volume d'affari che sfiora il 30%, con danni soprattutto sotto il profilo occupazionale. Primorje è del resto soltanto l'ultima di una serie di grandi aziende edili slovene costrette ad alzare bandiera bianca davanti alla crisi: nel 2010 è fallita la Vegrad di Velenje, mentre è in amministrazione controllata la ‘Slovenija Ceste Tehnike' (SCT) di Lubiana. ©RIPRODUZIONE RISERVATA