Skerk e Zidarich rifiutano la "doc" Carso

di Furio Baldassi wTRIESTE Due dei più famosi e quotati viticoltori del Carso triestino non potranno fregiarsi quest'anno del marchio "Doc" sulle loro bottiglie. Sandi Skerk e Beniamino Zidarich, dopo il "rivedibile" accusato dai loro vini in sede di commissione a Gorizia, hanno deciso di lasciar perdere. Niente riproposte, niente proteste, nessuna querelle. «Ho già stampato le etichette - racconta Skerk - quest'anno lo faccio Igp (Indicazione geografica protetta). Mi hanno chiesto di rivedere e filtrare il mio vino? Allora non lo faccio, a questo punto si va al prossimo anno. Ho perso la certificazione della Doc Carso, non possiamo scrivere Carso sull'etichetta e il Consorzio non può promuovere il nostro vino. Una bella fregatura, sì. È giusto però - conclude il viticoltore - che la gente si renda conto che la certificazione talvolta va contro la qualità stessa del prodotto». Zidarich non vuole polemiche e butta quintalate di acqua sul fuoco, ma il concetto è sostanzialmente lo stesso. «Bisogna far capire che tutti cercano di fare il meglio che si può sui vini ma dobbiamo ribadire che la non limpidezza non è il parametro della qualità del vino. Il Carso è una zona molto diversa dalle altre zone, siamo viticoltori che producono grande qualità indiscutibile, la limpidezza non c'entra. Non sono contrario a filtrarlo, ma ogni produttore decide per sè. È relativo. Non è che se non filtri lo fai migliore o peggiore..». Patrizia Felluga, presidente del Consorzio Collio-Carso probabilmente preferirebbe non parlare della vicenda, anche perchè ha in programma proprio oggi, a Trieste, alla Camera di commercio, una riunione sul tema. Poi però, quasi piccata, si sblocca. «I compiti del Consorzio - dice - sono di valorizzare promuovere, tutelare e vigilare la denominazione Carso e Collio, è il nostro scopo. Il Consorzio non è un'entità astratta, sono i produttori stessi: se non ci pensano loro alla promozione... Skerk è il vicepresidente, deve decidere lui cosa fare. I matrimoni combinati non servono a un fico. ...». Sembra caduta nel vuoto, dunque, l'apertura del presidente dell'Assoenologi e della commissione stessa, Rodolfo Rizzi, che aveva fatto intendere la possibilità di un ripescaggio dei carsolini. Ci si aspettava, quasi, che la commissione, che oggi si riunisce a Cormons, prendesse una decisione in tal senso a breve ma probabilmente è stata spiazzata dalla rigidità di Skerk e Zidarich. Con gran dispiacere di uno storico esperto di Slow Food, Giulio Colomba. «La Felluga giorni fa mi aveva detto che avevano approvato per il Carso la questione del colore e della limpidezza. La scelta presa adesso in commissione mi sembra contrasti con la norma esistente, con una forzatura che non può essere accetata. Il Consorzio dovrebbe intervenire a tutela della norma. La "doc" in meno - conclude - è un impoverimento del territorio tutto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA