Quella strage mancata alla materna slovena

Non corrisponde al vero la reiterata affermazione che quello davanti alla scuola di Brindisi sarebbe stato il primo attentato davanti ad una scuola e diretto contro degli studenti. Non è così e purtroppo è già successo proprio a Trieste, per ben due volte, nell'ambito della strategia della tensione di quarant'anni fa. Era il 4 ottobre del 1969. Passato il "sessantotto" studentesco era in corso l'autunno caldo dei metalmeccanici. Erano già esplose le prime bombe sui treni. Un ordigno esplode anche sui binari della tratta ferroviaria tra Venezia e Trieste proprio nel giorno in cui il Presidente della repubblica Saragat si trovava a Belgrado, in visita dal Maresciallo Tito. Per fortuna il treno della notte salta oltre il pezzo di binario mancante e prosegue il viaggio. Strage mancata, come quella del 4 ottobre, quando sul davanzale della scuola materna slovena di San Giovanni viene rinvenuta una scatola metallica piena di esplosivo. L'umidità della giornata uggiosa ha scaricato la batteria che avrebbe dovuto innescare la bomba. Altrimenti sarebbero state decine le vittime tra i bambini dell'asilo e le loro maestre. Il rinvenimento dell'ordigno è stato nascosto all'opinione pubblica che ne ha saputo molto dopo, durante le indagini per la strage di piazza Fontana, a Milano, due mesi dopo. Ma c'è un legame tra le due bombe. Gli autori – membri della cellula nera del Triveneto – avevano capito che l'innesco costruito con batterie e sveglie era inaffidabile. E così Franco Freda ed i suoi camerati cercano l'innesco giusto: dei timer, come quelli che si usano per le lavatrici. A Milano faranno a pezzi quindici persone, nella Banca dell'Agricoltura. Per la tentata strage dei bambini sloveni di San Giovanni venne processato un povero mentecatto, tale Antonio Severi, che venne riconosciuto non sano di mente e rinchiuso in un manicomio criminale. Pare che li sia impazzito davvero. Molti anni dopo il pentito Martino Siciliano indicò in Delfo Zorzi, coinvolto anche nella strage di Brescia, come colui che avrebbe deposto l'ordigno sul davanzale della scuola materna. Faceva parte della "cellula nera" triveneta che ebbe un ruolo importante nella storia dello stragismo italiano. Un'altra bomba invece esplose, nelle vicinanze, qualche anno dopo, il 27 aprile 1974. Un tubo metallico imbottito di tritolo esplose davanti alla scuola magistrale slovena in via Caravaggio, a Trieste, praticamente a pochi metri della scuola materna. La forza dell'esplosione fu tale da produrre gravi danni all'edificio scolastico. Per fortuna nella palestra semidistrutta non c'era lezione e gli studenti sarebbero usciti dall'edificio un quarto d'ora dopo. Anche stavolta – per un caso fortunato o per sbaglio degli attentatori - fu mancata strage. Le indagini portarono subito negli ambienti del neofascismo triestino e veneto, ma senza individuare i colpevoli. Questi i fatti. Del resto Trieste e la nostra regione furono allora nell'epicentro delle strategie della tensione. Basti pensare alla strage di Peteano, al dirottamento aereo di Ronchi, ai "nasco" di Gladio, alle coperture ed i depistamenti messi in atto dai poteri palesi ed occulti in nome della teoria che "si deve destabilizzare per stabilizzare il sistema".