Al satellite "Agile" il premio Bruno Rossi

Si chiama "Agile" ed è un piccolo gioiello dell'astrofisica spaziale. Un satellite tutto italiano, talmente prezioso per lo studio delle alte energie da essersi aggiudicato il più ambito riconoscimento nel settore, il premio internazionale intitolato a Bruno Rossi, padre delle fisica dei raggi cosmici. E il merito del tributo va anche al gruppo di ricercatori triestini coinvolti fin dal principio in quest'avventura, nata con l'obiettivo di studiare i fenomeni più violenti dell'universo: dai lampi di raggi gamma alle emissioni da buchi neri. Sono stati proprio gli studiosi della Sezione triestina dell'Infn (l'Istituto nazionale di Fisica nucleare) e dell'Università di Trieste, infatti, a progettare e realizzare nei laboratori di Area Science Park il "cuore" del satellite, vale a dire il tracciatore a silicio-tungsteno. «Grazie a questo strumento - spiega Francesco Longo, ricercatore universitario e responsabile della simulazione di Agile - è possibile convertire il raggio gamma proveniente da una sorgente celeste in una coppia di particelle e antiparticelle, la cui direzione viene poi misurata attraverso gli estratti di silicio. Il satellite quindi riesce a "vedere" le sorgenti celesti solo grazie al nostro tracciatore, che si è rivelato decisivo per determinare la direzione dei raggi luminosi». Proprio osservando queste traiettorie, il team di Agile è approdato alla scoperta premiata dall'American Astrophysical Society con l'attribuzione del riconoscimento "Bruno Rossi": l'osservazione della variabilità dell'emissione gamma della Nebulosa del Granchio, ritenuta una sorgente campione. «Che le sorgenti luminose, che poi sono nuclei di galassie molto distanti, variassero, era cosa nota - continua Longo -. Non lo era invece la possibilità che a variare fosse anche la Nebulosa del granchio, considerata da sempre una sorgente fissa. E l'aspetto ancora più interessante è la scoperta del "comportamento" di questa nebulosa, risultato dell'esplosione di una supernova avvenuta nel 1054. Il suo centro, chiamato stella di neutroni, ruota velocemente su se stessa continuando ad emettere energie a livello invariabile: a cambiare, invece, è solo l'emissione della nebulosa. Una scoperta confermata anche da un altro satellite della Nasa, il Fermi, e che apre ora stimolanti scenari. Queste osservazioni infatti - prosegue Longo - offrono nuovi spunti di riflessione sui meccanismi di accelerazione delle particelle, al momento ancora ignoti». «La Nebulosa del Granchio è stata per tanti anni considerata una candela di riferimento per la stabilità delle sue emissioni elettromagnetiche - spiega Guido Barbiellini, già docente dell'Università di Trieste e responsabile scientifico di Agile per conto dell'Infn -. La scoperta di un improvviso aumento dell'emissione nella banda di energia sperimentata da Agile ha costretto alla revisione di molti modelli teorici e ha proposto un problema all'astrofisica gamma teorica di difficile soluzione. Il nostro satellite (immesso in orbita nell'aprile del 2007 ndr)– conclude Barbiellini -, è un magnifico esempio di collaborazione tra varie enti e agenzie di ricerca italiani. L'Infn è orgoglioso di aver realizzato il tracker in silicio che si è rivelato l'elemento decisivo per determinare la direzione da cui provengono i raggi gamma osservati dal satellite». Una soddisfazione condivida anche dal principal investigator di Agile, Marco Tavani - l'astrofisico che ha materialmente ricevuto il premio assegnato ad Austin in Texas -. «Con questo riconoscimento - ha commentatato Tavani - Agile, un satellite cosiddetto "piccolo" ha confermato di poter competere con i grandi». Il satellite "made in Italy", infatti, pesa "appena" 350 kg ed è costato circa 100 milioni di euro, molto meno quindi di altri suoi gemelli in viaggio attraverso il cosmo. (m.r.)