Crisi dura in Slovenia ma le aziende italiane ne escono indenni

dall'inviato Giulio Garau wLUBIANA «La crisi economica sta colpendo duro in Slovenia come nel resto del mondo, negli ultimi tre mesi si registra un ulteriore rallentamento in molti settori, non si contano le aziende in difficoltà, ma nel panorama degli investitori esteri le imprese e le banche italiane si sono difese, sono quelle che hanno subito meno contraccolpi mantenendo quote di mercato e incremento di fatturato a due cifre rispetto al 2010», ha spiegato ieri il presidente della repubblica , Danilo Türk parlando al summit degli investitori riuniti a Lubiana da The slovenian time. Ha confermato che la Slovenia ha bisogno di esempi leader e proprio per rimarcare l'importanza della presenza italiana ha premiato nella stessa giornata la Aquafil di Giulio Bonazzi come "investitore dell'anno" , prima tra le grandi aziende in Slovenia. Da qualche settimana a Lubiana non c'è più il governo, per il 4 dicembre sono state indette le nuove elezioni e Türk ieri ha ribadito che è «una sfida che dovrà essere vinta grazie per dare più energia e più immaginazione per supportare gli sforzi della Slovenia. Lubiana è pronta a giocare tutte le sue carte della posizione geopolitica, dell'attrattività delle tasse al 23% che stanno scendendo anno dopo anno, del costo del lavoro del 30% più basso che in Italia». E anche ieri dal forum internazionale degli investitori esteri, in cui ha portato la sua testimonianza il numero uno di Aquafil, Giulio Bonazzi, è emerso che la Slovenia si offre agli investitori non solo per le sue facilitazioni, ma anche per la posizione logistica e i facili rapporti (culturali e linguistici) come hub regionale per gli investimenti in tutta l'area Centro Est europea. Lo hanno confermato diversi economisti e imprenditori stranieri tra i quali Christof Droste, ceo della Saturnus, la fabbrica che la Hella ha insediato a Lubiana e realizza fari e componenti per le più grandi marche mondiali dell'automobile. Un esempio anche questo citato da Türk come faro per la Slovenia. Ancora più adesso che la situazione si presenta più difficile. Se per il settore auto (Revoz-Renault di Maribor) va ancora bene, su altri fronti si sta peggio. Le autostrade sono già ultimate, due aziende come la Vegrad e la Sct che si occupano oltre che di infrastrutture anche di edilizia civile sono fallite lasciando in strada 2 mila persone. Tutto il settore edile è in crisi e sono in grave difficoltà, con contrazioni del fatturato dal 10 al 75%, le aziende manifatturiere che non hanno innovato o investito su qualità e prodotto. Lo ha raccomandato anche Turk ieri. Ma paradossalmente grazie a queste difficoltà molte aziende diventeranno «opportunità di investimento» soprattutto quelle che molti fondi di investimento sloveni (guidate dalle banche) avevano acquisito durante il boom delle privatizzazioni attendendo un partner estero per ristrutturare e lanciare il business. In questi anni non sono stati fatti investimenti, i costi sono saliti con la crisi, le banche che avevano prestato soldi li rivogliono indietro perché a corto di liquidità o troppo esposte. Ed ora molte aziende, anche pezzi di gran pregio (settore militare, edile ed energetico) andranno sul mercato a prezzi stracciati. Uno sbaglio che non è stato fatto dalle aziende italiane che in questi anni hanno investito e sviluppato su prodotto e qualità. Come la Aquafil di Bonazzi (450 persone nello stabilimento di Lubiana, mentre il totale degli addetti tra Slovenia e Croazia è di oltre 1.000 unità, investiti finora 70 milioni più 17 nell'ultimo stabilimento tecnologico di Lubiana) ma anche Carrera, Fantoni, Intesa San paolo con Banka Koper e Unicredit, Adrialink che vede presenti Enel e AcegasAps. Sono circa 100 le aziende italiane che hanno investito in Slovenia, salgono a 400 quelle partecipate, e l'Italia ora (sono dati Ince che proprio in queste settimane ha riattivato l'ufficio a Lubiana con la nuova direttrice, Alessandra Rainaldi) è il secondo partner commerciale di Lubiana. Le imprese italiane hanno mantenuto una quota di mercato del 17,6%, nel primo semestre l'incremento di fatturato ha toccato il 13-14% rispetto al 2010, l'Italia è al quarto posto per investimenti con una quota del 6%. ©RIPRODUZIONE RISERVATA