Tra Trieste e Verona studio sullo sviluppo delle cellule tumorali

Un tumore di un millimetro di diametro contiene circa un milione di cellule. Quelle più interne si comportano diversamente dalle cellule periferiche. Perché? Capire le dinamiche di questo microcosmo, prima fase di sviluppo tumorale, può aiutare a comprendere il comportamento di un tumore di grosse dimensioni, e indicare il modo di arrestarne la crescita. È quanto stanno cercando di fare Edoardo Milotti, docente di fisica all'Università di Trieste e ricercatore dell'Infn, assieme ai colleghi dell'Università di Verona, impegnati da 10 anni nella costruzione di un modello matematico di crescita dei tumori. I ricercatori usano allo scopo minuscoli aggregati cellulari, o sferoidi tumorali, la cui crescita è simulata al computer. Milotti e colleghi hanno appena completato una fase importante del loro studio, beneficiando delle facility di supercalcolo del Caspur di Roma, e hanno pubblicato i risultati su Bioinformatics. Stimolando uno sferoide con sostanze chimiche specifiche si può imitare quel che succede in realtà e tentar di comprendere le dinamiche "di gruppo", eventualmente modulando il comportamento delle cellule stesse. «Negli studi più recenti - spiega Milotti - ci siamo concentrati su una sostanza chiamata Tnf, che agisce sia nei tumori che nei processi infiammatori. Siamo riusciti a costruire un modello di azione per il Tnf valido a livello di cellule singole: cioè, sappiamo come si comportano cellule isolate quando sono stimolate da questa molecola. Il prossimo passo sarà capire l'effetto del Tnf su una comunità cellulare composita». L'importanza di uno studio simile? Lo chiarisce Milotti: «Da questi studi speriamo di ottenere indicazioni interessanti anche sulle dinamiche di azione dei farmaci chemioterapici». (c.s.)