«Così ho addestrato i piloti di Gheddafi»

di Luca Perrino wMONFALCONE Non solo la Meteor di Ronchi dei Legionari che negli anni Ottanta vendette sistemi per l'impiego di velivoli teleguidati. Alla Libia l'Italia, erano sempre gli anni Ottanta, vendette anche una quantità non precisata di Siai Marchetti SF260, un monomotore ad ala bassa progettato dall'azienda italiana Siai Marchetti negli anni Sessanta e commercializzato negli anni successivi, oltre che dalla stessa, anche dalla Aermacchi a seguito della sua acquisizione. Al Paese africano l'industria italiana fornì i velivoli, ma anche l'assistenza tecnica e l'addestramento dei piloti che ebbero così la possibilità di prendere confidenza con un velivolo addestratore che è stato venduto in numerose nazioni estere. Tra gli esperti italiani che ebbero questo compito anche il generale pilota Vittorio Cumin, già comandante delle Frecce Tricolori. La sua storia ed il suo impegno in Libia vengono raccontati in un'intervista rilasciata al collega Rino Romano e prossima ad essere pubblicata sul notiziario dell'Associazione Arma Aeronautica. Era il 1982 e subito dopo il congedo dall'Aeronautica Militare  Cumin andò a Misurata in Libia all'Accademia aeronautica, per istruire i piloti libici per l'abilitazione sul Siai Marchetti  SF260. Egli rimase in Libia quattro anni mezzo. «Il 1 marzo 1981 - racconta Cumin - sono a Sesto Calende per l'abilitazione sul 260. Dopo un paio di voli, ottengo l'abilitazione e vado a Ghat, paesino ai confini con l'Algeria. Dopo sei mesi, il mio compagno di corso Delfino mi propone di andare a Misurata, all'Accademia aeronautica di Gheddafi, con sei piloti di mia scelta. Misurata è sul mare: non ho dubbi, accetto subito. Rimango quattro anni e mezzo. Gli accademisti erano ad un livello decisamente superiore a quelli che avevo a Ghat così da ottenere risultati decisamente molto soddisfacenti». Nel marzo del 1985 il suo rientro a Udine. Passa qualche mese e sempre un vecchio amico compagno di corso gli propone un lavoro di sei mesi nel Burkina Faso, a Ouagadougu. «Accetto senza chiedere il permesso a casa - sono ancora le sue parole - ed arrivo con due Siai 260. Mi riceve il presidente del paese Capitano Sankara (sarà assassinato sei mesi dopo il suo rientro, ndr). Un periodo di lunga vacanza. Hotel a 5 stelle, due o tre voli al mattino, poi libero di girare per i paesi limitrofi». L'SF 260 è stato prodotto in più di 850 esemplari, risultando così, insieme all'Aermacchi MB-326, l'aereo italiano di maggior successo commerciale nel dopoguerra per velivoli della sua categoria. Dal gennaio 1997 il progetto è passato all'Aermacchi, che oltre a continuarne la produzione si cura dell'assistenza tecnica dei modelli costruiti precedentemente. Oltre che per la sua maneggevolezza, si è dimostrato valido come addestratore basico grazie alla strumentazione di bordo, che permette di apprendere facilmente i rudimenti del volo, anche strumentale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA