Pamela è una strumentazione che orbita tra i 350 e i 610 chilometri di altezza su un satellite russo ed è il frutto di una collaborazione tra l'Istituto nazionale di fisica nucleare, l'Agenzia spaziale russa e istituti di ricerca russi, con la partecipazione dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) e il contributo delle agenzie spaziali e università tedesche e svedesi. L'apparato Pamela è stato lanciato dal poligono di Baikonur (in Kazakhstan) il 15 giugno del 2006 e da allora è in presa dati a bordo del satellite russo Resurs-Dk1, che orbita attorno alla Terra. Lo scopo principale dell'esperimento Pamela è lo studio delle diverse componenti che formano la radiazione cosmica primaria, con una precisione e un'estensione in termini di intervallo di energie mai raggiunti prima. Per arrivare a questi obiettivi, Pamela si avvale di diversi avanzati rivelatori di particelle ad altissime prestazioni, in grado di identificarle nei raggi cosmici attraverso la misura contemporanea delle loro carica, velocità ed energia. di Matteo Unterweger I dati raccolti stanno mettendo in discussione il modello standard di interpretazione su origine e movimento dei raggi cosmici. Dall'esperimento Pamela (partito nel 2006), iniziativa scientifica internazionale coordinata dall'Istituto nazionale di fisica nucleare e che vede coinvolta in prima linea la sezione triestina dell'Infn che ha sede all'interno di Area Science Park, emerge infatti come i protoni e i nuclei di elio dei raggi cosmici nella galassia non siano accelerati allo stesso modo alle alte energie. Come mette in evidenza Mirko Boezio, responsabile dell'analisi scientifica dei dati raccolti dal sistema Pamela, «potrebbero esserci diverse sorgenti o una che contribuisce più delle altre a generarli, oppure ancora che il loro movimento sia diverso da quello che si pensava». I ricercatori della costola triestina dell'Infn hanno progettato e realizzato una delle componenti di Pamela: il calorimetro elettromagnetico, un sofisticato rivelatore in grado di misurare l'energia delle particelle che lo attraversano e di identificarne con grandissima precisione i diversi tipi, separando protoni e nuclei da elettroni e positroni. Oltre a ciò, alla realtà di Trieste è affidato il lavoro sull'intera analisi dei dati dell'esperimento. Proprio a riguardo, Boezio spiega come le novità stiano mettendo «in discussione il modello standard di interpretazione sui raggi cosmici». Sin qui, si pensava che l'accelerazione cosmica delle particelle venisse generata dai turbolentissimi resti delle grandi stelle esplose (le supernovae) in modo identico per tutte le particelle cariche. Le osservazioni di Pamela rivelano invece che i protoni e l'elio possono avere diverse sorgenti che li accelerano, sulla base della scoperta che lo spettro dei protoni e quello dei nuclei di elio hanno andamento diversi. Sui meccanismi e sul comportamento dei flussi energetici continuano a concentrarsi le attenzioni di strumentazioni ed esperti coinvolti nel progetto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA