Progetto Picasso su tessuti e raggi X

C'è di che essere soddisfatti se la propria ricerca - frutto di anni di lavoro – viene selezionata tra le 30 pubblicazioni meritevoli di menzione, da una delle riviste più quotate del suo settore. E la soddisfazione è ancor più grande se essa dà un contributo concreto a un settore delicato come la diagnostica per immagini applicata al tessuto mammario umano, dove è fondamentale trovare un equilibrio tra la chiarezza delle immagini ottenute e la dose di radiazione che la paziente assorbe con l'indagine.
Protagonisti di questo successo sono i ricercatori della sezione triestina dell'Infn, l'Istituto nazionale di fisica nucleare, assieme ai colleghi del Dipartimento di fisica dell'Università di Trieste e del Sincrotrone Elettra. Il superteam è guidato da uno dei maggiori esperti in fisica medica, Edoardo Castelli, già docente alla facoltà di Medicina e chirurgia, direttore della Sezione dell'Infn e del Dipartimento di fisica. Al termine di quattro anni d'attività e con un finanziamento di 89mila euro reso disponibile dall'Infn il lavoro è stato inserito, unico in Italia, nel Gotha degli articoli eccellenti dall'autorevole rivista "Physics in Medicine and Biology", molto selettiva nella selezione di base.
La ricerca che ha meritato visibilità internazionale è denominata progetto Picasso, e riguarda l'analisi di tessuto mammario con luce di sincrotrone.
Picasso ha dimostrato che, se sottoposti all'analisi con i raggi X, i tessuti tumorali e sani si comportano in modo molto simile fra loro senza dare – come ci si potrebbe attendere intuitivamente - immagini chiaramente ascrivibili a una delle due categorie. In altre parole, nelle immagini radiologiche le differenze fra i diversi toni di grigio del tessuto sano e malato non sarebbero tali da permettere un responso inequivocabile: il radiologo infatti analizza come i diversi fasci di tessuto ghiandolare si intrecciano nella mammella e dalla loro struttura riconosce l'eventuale presenza del tumore.
Questo risultato potrebbe trovare applicazione concreta fra gli ingegneri e i fisici che costruiscono apparecchiature mammografiche, ma anche tra i clinici che, alla luce dei nuovi dati, potrebbero ritenere opportuno rivedere dosaggi e modalità di screening.
«Analizzando oltre 20 campioni con la linea di luce Syrmep – spiega Renata Longo, professore associato in fisica medica e coordinatrice del progetto – siamo riusciti a misurare il cosiddetto coefficiente di attenuazione lineare per ogni tipo di tessuto. Tale coefficiente indica la capacità del tessuto di assorbire la radiazione, producendo un'immagine con diversi toni di grigio, a seconda dell'assorbimento. Da quanto abbiamo visto, il coefficiente del tessuto mammario sano è simile a quello tumorale, e questo dato ci spinge a studiare tecniche innovative per migliorare la qualità delle mammografie». Tra gli autori del lavoro – scaricabile gratuitamente da Internet - figurano anche due collaboratori cinesi del sincrotrone di Shanghai. In particolare Rong Chang Chen che, dopo aver svolto un tirocinio a Syrmep con il programma Tril dell'Ictp, è ora in forza al team triestino con una borsa post-doc dell'Infn.
Cristina Serra