Inquinamento elettromagnetico, ci pensa Sicom

Soluzioni per mitigare l'inquinamento elettromagnetico, soprattutto all'interno delle abitazioni o dei luoghi di lavoro. È questa la frontiera sulla quale si muove Sicom Testing, un'azienda triestina, insediata in Area Science Park, che negli anni ha sviluppato un peculiare know how in questo campo.
Una frontiera percorsa in pressochè totale solitudine, dal momento che in Italia, di realtà attive su questo fronte, ce ne sono davvero pochissime. Nata come laboratorio per esami e certificazioni di prodotti elettronici e moduli radio, Sicom ha mano a mano spinto sull'acceleratore della ricerca e dello sviluppo. «Ci siamo concentrati in particolare sugli effetti dell'irraggiamento nei confronti delle persone – spiega Roberto Passini, amministratore della società -. E ora, stiamo lavorando alla valutazione dell'efficacia di soluzioni capaci di attenuare gli effetti negativi che l'elettromagnetismo può avere». Un problema, quest'ultimo, che se già aveva registrato una certa sensibilità con la progressiva diffusione dei cellulari, oggi, con l'aumento esponenziale delle connessioni wi-fi, ormai presenti ovunque, acquista un peso ancora maggiore. «Noi per primi – ribadisce Passini – riscontriamo la diffusione di apparecchiature poco idonee, che sbarcano da noi anche e soprattutto grazie al commercio via internet. Si tratta di dispositivi eccessivamente potenti, le cui ricadute sul corpo umano sono ancora tutte da valutare».
Le grandi aziende, che devono difendere brand molto importanti, sono particolarmente attente all'evoluzione delle tecnologie legate alla verifica e al controllo di questa forma di inquinamento. Nel 2009 la stessa Sicom, ad esempio, ha fornito un laboratorio tagliato su misura al gruppo Telecom Italia che, racconta l'amministratore, «era rimasto favorevolmente impressionato dalle apparecchiature e dalle procedure che avevamo sviluppato, al punto di decidere di replicare il nostro modello operativo». E a proposito di apparecchiature, va ricordato come da pochi mesi sia operativa vicino all'aeroporto di Ronchi dei Legionari una camera di misura di grandi dimensioni, collocata in un capannone ad hoc perché nei campus di Padriciano e Basovizza non ci sarebbe stato spazio idoneo per ospitarla.
Negli ultimi anni Sicom ha investito una cifra compresa tra i 300 e i 400mila euro in nuove strumentazioni; e il tutto a fronte di un fatturato che, dopo la grande gelata della crisi, dovrebbe tornare entro l'anno a riguadagnare quota 1 milione. I dipendenti oggi sono una decina. «I clienti ai quali ci rivolgiamo sono principalmente piccole e medie imprese che producono dispositivi dotati di moduli radio – aggiunge Passini – per le quali siamo in grado di effettuare test e certificazioni sulla base sia dei requisiti europei che di quelli statunitensi».
Nicola Comelli