Il giudice salva Simba da un futuro in gabbia

Non finirà a strappare applausi sotto il tendone di un circo, come una qualunque stella ingabbiata, il piccolo Simba. Il magistrato investito del suo caso ha infatti stabilito ieri mattina che il cucciolo di leone, recuperato due domeniche fa dalla Polstrada di Palmanova mentre si trovava pigiato in un trasportino per gatti a bordo di un furgone di bulgari, troverà ospitalità nei pressi del Monte Adone, in un Centro di recupero della fauna esotica.
Esulta Damiano Baradel, il privato che lo ha temporaneamente in affido: «Almeno non finirà in uno zoo o, peggio ancora, in un circo. Certo mi dispiacerà molto non vederlo più trotterellare al mio fianco, perchè mi ero affezionato al suo passo da "molleggiato", tuttavia so che lì si troverà bene e verrà assistito da personale specializzato nella cura di leoni e tigri». Soddisfatto anche il presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta, che aveva nei giorni scorsi proposto di adottare Simba quale mascotte dell'ente (lo stemma provinciale riproduce proprio il regale felino,ndr): «Uno dei miei tre suggerimenti è stato infine accolto - sottolinea Gherghetta - e dunque non posso che esserne lieto: Simba resterà sempre nei nostri cuori, anche da lontano continuerà a essere il nostro beniamino».
Il cucciolo soggiornerà a Terranova ancora per due o tre giorni, il tempo di concludere le pratiche di trasferimento. In quanto animale "pericoloso" - così la legge qualifica le specie dei leoni - è previsto un trasporto speciale e attrezzato.
Una cosa è certa: se Simba dovrà dire addio all'amico di zampa Pedro, un cane meticcio ospitato nel Centro provinciale di recupero della fauna selvatica gestito da Baradel, presto troverà l'affetto di altri felini. Magari di una leonessa che lo prenderà in simpatia e lo tratterà come un "figlioletto". La struttura in provincia di Bologna che si appresta ad accoglierlo, infatti, da tempo assiste e cura numerosi animali delle più svariate specie, tutti con una propria storia alle spalle, spesso segnata da sofferenze. Un po' come il piccolo Simba, che a seguito dello scomodo trasporto in furgone, diretto probabilmente verso un circo, aveva riportato delle escoriazioni al naso e al capo. Il Centro di recupero della fauna selvatica di Monte Adone è nato nel 1989 per iniziativa di Rudi Berti, il quale poi lo ha diretto con la sua famiglia e un piccolo gruppo di volontari. All'epoca si trattava di un'iniziativa pionieristica, tant'è che fu il primo in Italia ad aiutare animali originari di altri Paesi, importati perlopiù illegalmente per lucro, divertimento, spettacolo e sfruttamento di vario genere. Il centro ha sede alle falde del Monte Adone in una tenuta agricola immersa nel verde dell'Oasi naturale del Contrafforte pliocenico. Dalla stessa sede, come si legge nel relativo sito web, parte il servizio di pronto intervento di emergenza che è attivo 24 ore su 24 per il recupero e soccorso di animali feriti o in difficoltà.(ti.ca.)